04 feb 2014

Non c'e' nobilta' nella poverta': The Wolf of Wall Street


Ho delle considerazioni serie da fare su "The Wolf of Wall Street", esse sono:

1. Il titolo pronunciato più volte e velocemente mi mette in difficoltà come  "Li vuoi quei Kiwi?" 
2. Perché Leonardo di Caprio non ha ancora vinto un Oscar?
3. "Non c'è nobiltà nella povertà" lo penso anche io ogni volta che passo davanti a Chanel.
4. Se leggo un'altra volta che in The Wolf of Wall Street c'è troppo sesso e troppa droga vi mando a casa    dei dissennatori.

Wall Street lo associo a due nomi: Gordon Gekko e Patrick Bateman.
Quindi non mi aspettavo di certo per The Wolf of Wall Street, diretto da Martin Scorsese, un raduno di Papa Boys ad Ortisei.
The Wolf of Wall Street è una tachicardica, veloce e sovraeccitata rappresentazione della distruttiva parabola del noto broker Jordan Belfort. (Leo)
Belfort è folle,  talmente eccessivo da essere quasi pulp e con una forte irrequietezza interiore che risulta il vero motore di fondo di tutta la storia.
Il perfetto anti-eroe di Martin Scorsese, in bilico sul caotico ed agitato baratro della totale dannazione fatto di soldi, droga e sesso,  la cui strada, che porta verso un'inevitabile discesa, risulta solo in apparenza priva di moniti.
La regia segue e si adatta agli stati mentali di Jordan Belfort/Di Caprio, diventando a tratti sincopata, a tratti sfuggente, a tratti definita.
Momento cult del film lo registro con la comparsa di Matthew McConaughey, grandioso nell'introdurre il giovane Leonardo di Caprio, nel mondo di Wall Street con un discorso degno  di un cult movie di Tarantino.
The Wolf of Wall Street non è Casinò ma è un  gran film e Leonardo di Caprio, per l'ennesima volta, meriterebbe di vincere l'Oscar.




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