26 mar 2014

Eataly Smeraldo a Milano: le nostre impressioni sulla nuova apertura

Quando si tocca un argomento soggetto ad opinioni differenti bisogna distinguere due macrocategorie: chi critica per partito preso e chi dà un giudizio bilanciato con cognizione di causa.
Si sa, in Italia, ad alternanza e in base all'evenienza, sessanta milioni di abitanti diventano a turno: esperti ct della nazionale, critici cinematografici, esperti romanzieri, strateghi politici ed ovviamente gastronomi dal palato sopraffino.
Avete mai provato ad aprire Twitter durante Masterchef?
Sembra che tutti preparino per colazione, con una facilità imbarazzante, un croquembouche di un metro e mezzo prima di rinfrescare la loro pasta madre con tanto amore.


Ovvio che l'apertura di Eataly allo Smeraldo di Milano avrebbe mosso, oltre ai comprensibili apprezzamenti, le solite critiche fastidiose come la sabbia nelle mutande:

Si, ok il made in italy, la tradizione, ma lo Smeraldo?
Celentano ha detto che non gli piace e io son con lui
Si, va bene lo slow food ma è troppo caro
Promuovono i prodotti che vogliono
Hanno sfruttato gli operai
Eataly è politicizzato
Farinetti è Lord Voldemort




Ok, allora non compriamo più da Zara o Mango che producono in chissà quale desolata regione dell'oriente, non alimentiamoci più comprando il cibo in nessuna grande distribuzione, non guardiamo più Mediaset che è di Berlusconi, aboliamo il calcio e buttiamo tutti i nostri iPhone che quelli della Apple sfruttano i lavoratori.
Andiamo tutti in Islanda ad alimentarci di acqua di sorgente, muschi & licheni, vestiti di sola juta grezza inneggiando all'amore cosmico.
Senza molti pregiudizi e paranoie mentali, noi ci siamo state -potevamo mancare una visita al nuovo tempio dello slow food milanese?- e ci è piaciuto.
Eataly a Milano sorge sulle ceneri del glorioso teatro Smeraldo in Piazza Cinque Giornate, sono tre piani, al limite del pornografico, della migliore produzione di food&wine italiana.
All’interno dello store (vi consigliamo di non entrarci con una fame ancestrale o rischierete di impazzire) si alternano settori alimentari specifici e corner/ristoranti e il tutto è così strutturato:


Al piano terra: al centro campeggia" il mercatino" della frutta e della verdura, assolutamente ben presentata ed invitante.
Alle sue spalle la zona dedicata alle farine, riso, pasta e derivati.
In questo piano troverete Lavazza con il suo caffe ecosostenibile, la piadineria dei fratelli Maioli, la gelateria Alpina di Lait, un gelato fatto con latte d'alpeggio -buonissimo, lo abbiamo ciccionato fiordilatte con pistacchi di Bronte- pizza, pane con farine del Mulino Marino, il cioccolato Venchi con il suo muro a cascata di cioccolata che ogni donna dovrebbe avere in casa per affrontare i momenti di premestruo pesante.
Verso l'uscita è presente anche una libreria, una zona dedicata all'oggettistica per la cucina dove sicuramente è possibile acquistare oggetti di importanza vitale quali rigalimoni o mattarelli tagliafettuccine.






Al secondo piano: salumi, formaggi, un soffitto di prosciutti per dire sì al colesterolo, mozzarella prodotta da Miracolo, pasta fresca di ogni genere, la zona macelleria con carne di primissima qualità, rosticceria e area fritti, la pescheria curata da Alice e prodotti tipici locali.
Al centro si sviluppa un ampio spazio per la musica, il vero e proprio palco in cui tutti i giorni si esibiscono i musicisti per l'orario dell'aperitivo.






Al terzo piano: un corner Vergnano, l'enoteca, le birre, gli olii italiani, spazi dedicati alla didattica ed il ristorante gourmet "Alice" di Viviana Varese.


Sostanzialmente è un bel posto per: comprare cibo gastrofighetto per pimpare le vostre dispense marziane, prendere quei due chili in pizza fritta e pasta di gragnano, conoscere e comprare nuovi prodotti che la meravigliosa varietà gastronomica italiana ci regala, passare due ore circondate in un posto di gioia e bontà, capire che il detox è follia, vedere vini da €198 a bottiglia e comprendere che pure nel food la povertà è davvero poco chic.







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