25 ago 2014

Un pensiero marziano sull'Ice Bucket Challenge


Le malattie serie sono come la guerra: le avvertiamo sempre lontane, un'ipotesi remota, una condizione molto lontana a cui non vogliamo pensare se non con distaccato interesse.
Immagino sia umanamente comprensibile che avvenga tale processo mentale, almeno finché da una malattia non se ne è sfortunatamente e direttamente toccati.
Allora probabilmente la percezione di intoccabilità viene meno in modo violento e l'interesse reale verso la ricerca cambia radicalmente.
Non è più solo un "magari compro in piazza un'ortensia contro il cancro", ma si finisce inesorabilmente per andare ben oltre la ricerca e passare nottate intere a cercare disperatamente cure spesso utopistiche e fallimentari.
E molto probabilmente il mondo che crolla addosso è esattamente quello che può provare chiunque, famigliari compresi, scoprendo di avere la Sla.
Che cosa ne possiamo mai sapere noi di cosa si possa provare? Nulla, possiamo solo tacere o leggere testimonianze come questa ritenendoci fortunati.
Però indubbiamente qualsiasi attività, pur comica o ridicola che sia, che possa portare a dei reali e sostanziosi incassi per la ricerca, per me può essere solo cosa buona e giusta.
L'Ice Bucket Challenge, lanciata per sostenere la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica, è diventata virale e in pochi giorni ha fatto il giro del mondo coinvolgendo volti come Bill Gates, George W. Bush e Lady Gaga.
Ha svegliato in modo dirompente l'interesse mondiale verso la Sla.
Le secchiate sono ovunque e, se portano realmente soldi ed interesse alla ricerca, per me politici e vip possono anche lanciarsi secchiate di pipì di gatto in eurovisione.
Non mi interessa che "la beneficenza si fa ma non si dice", che vi piaccia o meno l'Ice Bucket Challenge funziona e questo è quello che conta veramente.
C'è solo un aspetto da considerare, il retro della medaglia viral: la moda.
Molti fanno l'Ice Bucket Challenge scambiandola per il tormentone estivo social del momento - siete idioti, imbecilli o forse solo ritardati? - non sapendo assolutamente cosa c'è dietro e soprattutto non donando un centesimo alla ricerca, molte starlette l'hanno invece presa per una gara di Miss Maglietta Bagnata.
Tutto fa brodo, in questo caso basta che se ne parli, anche quello aiuta, ma come tutte le mode prima o poi scemano e ad ottobre i giornali parleranno ancora della Sla?

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