15 set 2014

Extra Fashion Tips: ricordando il BACK TO SCHOOL

Sono nata il 15 settembre alle ore 8.20, apparentemente perfetta per la SCUOLA. E invece anche no.

➲ Alle elementari il mio astuccio rosso della Disney finiva in testa a tutti i miei compagni seduti nei banchi disposti a ferro di cavallo, era il mio simpatico buongiorno del mattino ma loro non capivano.
➲ La maestra mi dava le note (chissà perché?!) a matita, io le cancellavo ma lei calcava come una donna primitiva sulla pietra e io avevo il pomeriggio rovinato.
➲ Non sapevo disegnare bene e mi sgamavano sempre i Michelangelo che mi faceva la mamma.
➲ All'esame di terza media erano così ben disposti nei miei confronti che mi hanno fatto persino la domanda di primo soccorso 'se vedi uno che sta male per strada cosa fai?', risposta scazzatissima 'tiro dritto'. Ma del resto era ora di cena e poi a tredici anni cosa vuoi fare, la Grey's Anatomy dei poveri?!
➲ Familiarizzavo coi bidelli perché ho sempre amato il trash della situazione.
➲ Ai primi anni delle superiori ero un cesso coi vestiti oversize che non andavano di moda e i capelli tagliati come Mark Howen dei Take That, ero pure convinta di stare da dea finché non mi son vista in foto e ho tentato il suicidio schiacciandomi la testa nella Smemo.

Nel mulino che vorrei la mia scuola ideale sarebbe molto diversa, ci sarebbe l'opportunità di scegliere delle materie che non esistono e di fare tante cose pratiche per sviluppare la manualità e la coordinazione tra cervello e braccia. Perché tutta questa teoria ha rotto.
L'ora di educazione fisica però sarebbe facoltativa specie se sono previste la resistenza, la corsa campestre e l'arrampicata sulla pertica, mai esplorata oltre i venti centimetri da terra sembrando pure uno scimpanzé disabile.
Dalla terza media in poi l'ora di educazione fisica dovrebbe essere proprio un'educazione al fisico, cioè per esempio andare in piscina a vedere i maschi dell'agonistica e dare i voti alla loro corporatura o andare al campo di calcio per fare la top ten del maschio alfa.
L'intervallo è stato concepito in modo sbagliato da sempre: a parte che uno è ovviamente poco ma, pur accontentandosi, dovrebbe durare molto di più e consentirci di fare quello che ci piace in quanto tempo libero. Per esempio andare in centro a vedere le novità di Zara.
L'ora alternativa dovrebbe essere accessibile non solo da chi non fa religione ma anche da chi non vuole seguire altre materie che stanno sulle palle tipo la storia con tutte quelle date e quei fatti che, TI PREGO!, non pretenderai davvero che io me li ricordi tutti!!!


LO ZAINO: io ero nei tempi dell'Invicta o della Seven e diciamolo che la Seven era un po' più da sfigati. Invicta estensibile azzurro e grigio per portare allegramente tutti quei libri di merda testo che avranno senz'altro contribuito alla mia ernia del disco operata nel 2004. 


L'INGRESSO A SCUOLA: con quale entusiasmo si affrontava la prima campanella, OH.


LE PROF.: sempre a braccetto a parlare dei programmi ministeriali, degli alunni scemi e del collega di ginnastica figo. Credo che a oggi non sia cambiato nulla.


IL LOOK SCAZZO: ecco io più o meno andavo abbigliata così e non per mia totale volontà, almeno fino alla terza superiore. Colori in pandant ai muri dell'edificio scolastico, felpe come le piastrelle dei cessi, jeans patellosi che con un po' di oversize non si sbaglia mai, vero mamma?!


I LAVORI DI GRUPPO: COME.LI.ODIAVO. Io volevo fare da sola cacchio. Perché naturalmente gli altri del gruppo erano sempre più scemi di me e quindi il mio lavoro di gruppo consisteva nel fare tutto io e coordinare le altrui braccia: passami la penna, passami lo sbianchino, vai a prendere dei fogli, butta le cartacce nel cestino, portami la focaccia.


L'INTERVALLO: pochissimi minuti per svagare il cervello e sgranchire le gambe, spesso accorciati da quei professori infami che dovevano terminare i loro pipponi non richiesti. In quel malaugurato caso facevo i cavoli miei con ancor più evidenza in segno di protesta e doveroso menefreghismo.
Momenti di Gloria: le corse nel corridoio per raggiungere la signora che portava i panini (cadute sul pavimento incluse).


LA PRIMA SIGARETTA: non ho mai fumato e ho sempre odiato il fumo. Perché mandare in fumo un intervallo quando c'è la signora dei panini?!


I COLLAGE SUL DIARIO: ovvero la Smemoranda che a fine anno era più alta di me.


LA BIDELLA: notoriamente cessa, perlopiù depressa.
Vestita con la peggio collezione Humana di 10 anni prima, coi capelli schiacciati in una coda che oggi farebbe tanto messy ponytail, col perenne senso di inferiorità nei confronti di tutto il corpo docente, tecnici di laboratorio, segretariato, presidenza e persino alunni, coi quali però solidarizzava, inconsapevole del perculamento, per godere dei suoi cinque minuti di celebrità.


LA TRANSIZIONE DALLA VITA ALTA ALLA VITA BASSA: esattamente il processo inverso dei tempi odierni in cui si sta passando dalla vita bassa alla vita alta.
Mia madre non era così avvezza nell'onorare i trend con tempestività e quindi potete immaginare il disagio nei miei jeans ascellari quando ormai anche l'insegnante di religione li metteva inguinali.



L'ORA DI GINNASTICA: cercavo di dimenticare a casa le scarpe il più possibile, quindi non chiedetevi perché oggi non sono in pole position per la Colors Run, la Stramilano e la maratona di New York.


LA PIU' FIGA DELLA SCUOLA: colei che non doveva chiedere mai, colei che anziché prendere i panini limonava tutti i giorni col rappresentante d'istituto, colei che era sempre fashion e coi capelli bellissimi, colei che si truccava già alle medie, colei che non veniva a scuola con lo zaino ma con la borsa, colei che ci ha insegnato l'odio e il disprezzo.
Colei che oggi è sfatta peggio di mia nonna. Uahahahh!


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