05 dic 2014

L'Antica Corte Pallavicina, il culatello, Althea e l'impiattamento secondo Massimo Spigaroli

PARENTAL ADVISOR: Questo post non è per Vegani




Ogni nostra tradizione regionale culinaria è un pezzo d'Italia tutto da mangiare.
Non è solo cibo, ma è contesto, storia e patrimonio culturale.
Uno di questi gioielli è l'Antica Corte Pallavicina, incantevole magione ai bordi del Po, a Polesine Parmense, dove risiede l'unico Re che noi Marziane riconosciamo e veneriamo: Massimo Spigaroli, il Re del culatello.

La corte è un complesso trecentesco impreziosito da affreschi, una sorta di Hogwarts Padano - ho sempre importanti punti di riferimento culturali, lo so - con cotto secolare, camini giganti e cantine segrete che custodiscono migliaia di preziosi culatelli.
Ormai, dopo il video di Natale con Seletti, non conosciamo più vergogna e ci siamo prestate per una diretta web di un'intera giornata food all'Antica Corte Pallavicina.

La prima parte della giornata l'abbiamo passata proprio insieme a Massimo Spigaroli che ci ha preparato dei piatti fantastici, mixando elementi della sua cucina tradizionale ai sughi bio di Althea che lo stesso chef, riconoscendone la genuinità, ha definito come "prodotti importanti".

Pallore da famiglia Cullen sempre presente

Eravamo otto blogger ad osservare lo chef - una stella Michelin vi ricordo, mica una scapestrata blogger come me - impiattare in maniera perfetta piatti complessi della sua cucina fluviale.
Osservandolo, i miei pensieri sono stati:

"Ah però, io con quel cavolo rosso avrei fatto una roba brutta quanto un lavoretto di Paint your Life"

- "Oh mamma, spero che dopo Spigaroli non vada a vedere le foto dei miei piatti su Instagram" 

"Ok, se me lo chiede dico che sono una fashion blogger"

Lasagnette al pesto e verdure, cannelloni bicolore di lepre con parmigiano reggiano invecchiato di vent'anni, faraona al sugo avvolta nel culatello e cotta nella creta del Po, sono alcuni esempi dei piatti che Spigaroli ci ha preparato, spiegato ed impiattato, tutto in una mattinata.


La sua posizione verso i prodotti pronti, nel caso specifico i prodotti Althea, la condivido ed è molto semplice: "Se non avete tempo o non siete capaci, rivolgetevi a professionisti e comprate prodotti già preparati di qualità".
L'idea che più mi è piaciuta sono stati dei ravioli inversi ripieni di sugo Althea al pomodoro con formaggio tosone, tartufo e gocce di pesto all'aglio.

 

Dopo tre ore a vederci passare sotto il naso queste robine, il nostro stomaco ormai era uno Stargate, un buco nero pronto ad inghiottire qualsiasi cosa gli passasse davanti.
La Via Crucis culinaria è proseguita nelle cantine dove ci siamo trovati davanti ad un'immensa distesa di culatelli appesi ovunque, il cui profumo si percepisce già dal piano superiore.
Migliaia di preziosi salumi, molti dei quali prenotati da gente come Alberto di Monaco, Armani e decine di chef stellati, che costituivano quello che, nella religione Marziana, deve essere il paradiso.


Ovviamente il pranzo è stato un momento commovente, in cui abbiamo detto sì a: pancetta, strolghino, parmigiano reggiano, culatello di zibello e colesterolo.
Nel pomeriggio la simpaticissima Giovanna Griffo ci ha spiegato come si fotografa al meglio una ricetta per i nostri blog.



Erano tutti preparatissimi, tutti sapevano di ottiche, ISO, pannelli, scatti in raw ed altri incantesimi.
Poi in mezzo c'ero io che scatto in jpeg, con la mia tecnica "a caso" e che mi faccio i selfie con l'iPhone.
Improvvisamente sono ripiombata al Liceo, dove tutti sapevano cosa fosse la termodinamica tranne me che pensavo c'entrasse con la piastra dei capelli.

Io in pieno momento biondo che non sto capendo nulla. Gloria palesemente finge.

Vorrei ringraziare in ordine sparso: Nicoletta, i fotografi che mi hanno fatta quasi magra, Giovanna Griffo - non guardare le mie foto per favore -, Spigaroli & Co. per la lezione e per averci sfamate, Althea, il sacro maiale, il culatello e i nostri compagni di viaggio che sono tutti simpa.


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