16 gen 2015

Save the Duck e la questione oche

Esiste una precisa catena di eventi che avvengono sui Social Network, in particolare su Twitter, qualora avvenga uno scandalo.
Parte prima la notizia, condivisa dalla gran maggioranza degli utenti, poi la sorpresa di chi non sapeva e successivamente l'indignazione.
Sembrerebbe tutto corretto e lineare, ma invece no, perché dopo tale sequenza di eventi, a distanza di un certo numero di ore, sbucano i tronfi e boriosi dei social, quelli che "Ma come non lo sapevi? Bè ti indigni per questa cosa e allora alla questione Palestinese non ci pensi? Beati voi che avete sempre un'opinione".
E' una certezza, i fighi che sanno tutto e che mai si indignano, ma che guardano altezzosi chi lo fa ci sono sempre, per qualsiasi evento.
Da un certo punto di vista sono pure peggio degli ignavi, perché poi quando scorrete la loro timeline troverete solo un enorme e vasto buco di nero di cazzate profonde quanto una pozzanghera di inizio marzo.
Nemmeno io twitto di politica, massimi sistemi e fisica quantistica, ma almeno ho la decenza di non criticare chi prende una posizione e si indigna.
E' indignazione ovvia? Amen, meglio che tacere e rigurgitare inutile boria nell'etere.
Questo avviene sempre ed è avvenuto anche per la questione Moncler/ Report.
Dopo poche ore dalla puntata, puntata che sicuramente nemmeno hanno visto, i fighi dei social hanno sentenziato "Maddai, pensavate le oche le addormentassero? Che le spennasse una contadina prima di metterle in pentola? Davvero non lo sapevate? E quindi le giacche di pelle? E allora alla questione Palestinese non ci pensa nessuno?".
Li avrei voluti ringraziare ad uno ad uno per la loro davvero inutile boria.
In merito però c'è una sola cosa sensata da dire.
Mi aspetto che un'azienda che millanta il Made In Italy, e lo fa pagare 800 euro, lo rispetti, insieme alle relative norme del Codice Etico per lo spiumaggio dei volatili in Italia.
Quindi sì, se alcune aziende spiumano in maniera elusiva all'estero, non rispettano quindi i diritti degli animali, non rispettano i consumatori e se ne fregano delle leggi italiane, se permettete, è corretto dirlo ed è corretto indignarsi.
Pertanto sostenere: "Maddai, pensavate le oche le addormentassero? Che le spennasse una contadina prima di metterle in forno?"  risulta quanto meno: inutile, fuori luogo e buono solo per raccattare  i soliti quattro retweet.
Unica soluzione per chi acquista un piumino, che non può quindi conoscere la provenienza della piuma e sapere se è stata spiumata da viva e torturata triplo orrore o post mortem, è comprare le tante alternative sintetiche e scegliere quindi un prodotto etico.
Esattamente come pellicce vere e pellicce fake.


Lo sapete, non amo piumini, ma passato Natale, quando qui arriva il freddo vero e va sotto zero, mi ricordo che non vivo a Firenze o a Roma, ma sono sulle Prealpi ad un passo dalla Svizzera.
Quindi quando nevica o le temperature vanno a meno sette, il mio bel cappottino di Zara lo posso usare giusto come pezzetta per tirare via la neve dalla vetro anteriore della macchina che se lo indosso mi merito una broncopolmonite per l'incoscienza manifestata.
La notte prima di San Silvestro, quando si registrava una temperatura di meno tre, ho usato uno di questi piumini Save the Duck, il mio è color grigio tortora ed è opaco,  realizzati in nylon ultrasottile con imbottitura sintetica Plumtech, per affrontare il freddo come Messner affrontò il Nanga Parbat.
Posso dirvi che questi piumini sono leggerissimi e assomigliano in tutto e per tutto, anche al calore che riescono a ricreare, ai tanti piumini in vera piuma d'oca dai prezzi stellari che circolano per le vie borghesi delle nostre città.


Un altro grande pregio è che sono ripiegabilissimi e non occupano alcun spazio in valigia o in uno zaino, quindi se programmate un giro in montagna lo potete infilare tranquillamente anche in borsa e utilizzarlo in caso freddo mortale.
Le piume sintetiche di qualità, malgrado quanto se ne possa dire, permettono di mantenersi caldi e soprattutto di non maltrattare inutilmente nessun animale, evitando di spendere uno stipendio per sfoggiare un qualche ridicolo simbolo  borghese.
Infine, aggiungo, oggi sono carica come un fucile a pallettoni, che mangio carne, mal sopporto i vegani estremisti con la loro voglia di indottrinare il mondo a cibarsi di muschi e licheni, ma non per questo sono Crudelia DeMon che vuole farsi una pelliccia con i cuccioli di Dalmata godendone come un bambino che la mattina di Natale spacchetta un trenino.
Quindi sì, quelle immagini sulle oche torturate vive  non mi sono piaciute per niente, quanto non mi sono piaciute quelle degli allevamenti di visoni o quanto non mi è piaciuto sapere dello sfruttamento del lavoro minorile di una nota azienda sportiva.
Se poi voi non vi fate problemi a squartare ermellini, agnelli e cibarvi di coniglietti rosa vivi bullandovene sui social, buon per voi.

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