20 mag 2015

Abbiamo intervistato Simone Rugiati da Elica #LOFTstory

In una piovosa giornata di settimana scorsa in cui Trenitalia ha messo a dura prova la nostra pazienza raddoppiandoci la durata del viaggio (il vero dramma è che eravamo segregate a bordo senza cibo), abbiamo aperto la busta e accettato l'invito di ELICA, azienda di cappe da cucina di design che ha recentemente realizzato la web serie LOFT STORY il cui protagonista è lo chef Simone Rugiati impegnato ad allestire la location perfetta per una serata speciale.
L'evento era dedicato proprio all'anteprima di questa serie di cui per ora è visibile solo il trailer, nel quale avevo già addocchiato dei lampadari che sono sì delle lampadari ma anche - insospettabilmente! - delle cappe.


Quando vedo cose nuove che mi sorprendono per la loro originalità comincio a toccare tutto come quando a 6 anni schiacciavo tutti i giocattoli sonori al supermercato: la storia è sempre la stessa ma per fortuna non c'è più la mamma che mi sgrida.
Così ho potuto 'giocare' a schiacciare i pulsantoni colorati della mia cappa preferita e scoprire che ci sono sia le luci che l'aspirazione e il tutto si può modulare in base alle necessità.
Ma per ulteriori approfondimenti potete visitare il sito di Elica o andare a Milano nel loro showroom a toccare tutto come ho fatto io.

In questa foto: Rugiati che ci fa il risotto, io che provo a fare foto decenti e non ci riesco,
la mia cappa preferita coi rettangoli colorati



In un gremitissimo showcooking, Rugiati ha preparato per tutti un risottino con carciofi e salsiccia e poi le orecchiette con fave, asparagi e guanciale. E abbiamo visto cose che voi umani vegetariani mangiare la pasta col guanciale, quindi possiamo confermare che la sostanza era bbbona.
Poi è arrivato il fatidico momento in cui il buon Simone, non sapendo con chi avrebbe avuto a che fare, si è messo a disposizione delle marziane per un'intervista a tema CIBO.


Rossana ha esordito con l'interrogativo che porrebbe a tutti gli chef (tranne che a Massimo Bottura) ovvero pensieri, parole opere e omissioni sulla cucina molecolare rispetto a quella tradizionale.
Così abbiamo scoperto che Simone Rugiati predilige la sostanza ma una volta al mese si concede cene sperimentali del terzo tipo di questo tipo che non definisce pasti ma esperienze.
Sia chiaro a tutti che la cucina tradizionale sta alla cucina molecolare come un concerto dei Litfiba sta a un concerto di arpa celtica solista.
Naturalmente gli abbiamo chiesto se preferisce la donna del #TeamPastasciutta, club di cui siamo fondatrici nonché socie ad molem honorem, o quella del team tofu-muschi-e-licheni e ci ha detto pastasciutta tutta la vita salvo poi concludere che l'alimento a cui non potrebbe mai rinunciare è la frutta. Quindi abbiam preferito sorvolare sugli approfondimenti e passare all'argomento successivo.
Gli abbiamo perciò raccontato della nostra nuova rubrica degli orrori food MasterTrash e abbiamo intuito che ci avrebbe messo dentro sua madre perché fa il risotto col dado. Rugiati odia il dado, odia tutto ciò che non è di stagione e che non è di qualità eccellente. Emmenomale visto che lui è un cuoco. Ma noi no, sebbene ci dilettiamo con piacere forse a causa della nostra infanzia turbata.
Ce l'avremmo avuto in pugno se solo gli avessimo detto che le nostre mamme ci hanno cresciute a sofficini ai funghi: siamo certe che ci avrebbe portato a casa sua e ci avrebbe fatto tante carezze.
E invece non gliel'abbiamo detto per quel minimo senso di dignità. Lo stesso che ci ha fatto tacere quando lui ci ha raccontato di avere sempre a disposizione almeno quattro tipi diversi di olio extravergine di oliva: per noi è la stessa cosa coi profumi di Chanel ma abbiamo soprasseduto anche se da questa foto non sembra.
Io avevo anche pronta una domanda interdisciplinare pazzesca che comprendeva in un solo colpo medicina, anatomia, scienza dell'alimentazione, gastronomia, sociologia e disagio pubblico: perché le ascelle puzzano di cipolla e i piedi di formaggio?
Ma Rossana mi ha violentemente trattenuta e forse ha fatto bene.
Intanto quelli di Elica potrebbero pensare al business delle cappe aspiranti anche sui mezzi pubblici che ce ne sarebbe un gran bisogno.

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