15 lug 2015

Se non sapete fare i coni gelato restate disoccupati, grazie

L'altro giorno stavo riflettendo su quanto la mia modalità 'da passeggio' debba assolutamente preferire il gelato nella coppetta anziché nel cono.
E questa come pura scelta tattica di autodifesa. (Grazie Darwin).
Il momento in cui sorge il desiderio di un gelato è difficilmente contenibile: scatta il radar gelateria best in town, ci si precipita, si soffre l'eventuale attesa in coda, si spingono gli astanti (bambini per primi compresi) per cercare di vedere i gusti disponibili, si fa la conta tra croccale caramellato, cioccolato al peperoncino di cayenna e cassata variegata al frutto magico delle Asturie e quando arriva il nostro turno la risposta definitiva è ovviamente crema e nocciola.
Come in pizzeria: si va appositamente in quella che fa 347 varianti per poi prendere la margherita o al più, in preda all'afflato trasgressivo, una wurstel.
Ma ecco che in meno di un minuto il tuo entusiasmo per il gelato potrà subire un repentino SMOSCIAMENTO e meglio di un qualunque Paolo Fox potrai capire chi ti trovi di fronte, qual è il suo presente e indovinare il suo futuro.

Io solitamente mi becco tutti i coni contratto di apprendistato, roba che una chihuahua nana in calore saprebbe farmi molto meglio persino durante l'accoppiamento trasgry con un pastore maremmano.
I coni apprendistato sono quelli che vengono concepiti con lo stesso sguardo di mia nonna davanti alla madonna di Medjugorje, in meno di un minuto si palesa la scena mistica della sacra speranza, mista a compassione e fiduciosa implorazione: la cessa che spatola gelati a caso me la becco sempre io.
E per non farlo crollare miseramente a terra sono costretta a ingollarlo a mo' di show dei record, pensando che in fondo la disoccupazione giovanile non è mai abbastanza e che io, come al solito, avrei dovuto prendere la coppetta.


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