25 set 2015

Aboca ha seminato la buona pianta: diario di una passeggiata botanica per le vie di Milano

Il mio colore preferito è il verde, non tanto per peccare di modaiola immodestia (chi di verde si veste di sua beltà si vanta), bensì per amore dei prati, degli alberi e di tutto il verde della natura: mi ci immergo e lo osservo silente per ore, mi rilassa ed è capace di infondermi serenità e ottimismo.
Dopo questo breve siparietto di cromoterapia, capirete senz'altro perché mi sono entusiasmata all'idea di partecipare alla passeggiata botanica organizzata da ABOCA, azienda toscana (di Sansepolcro, nominiamo sempre i comuni e w l'Italia) tra le più rinomate del settore fitoterapico che ebbi modo di conoscere nel lontano 2003, gli anni del corso di canto in Conservatorio in cui solevo drogarmi di echinacea e propoli per un'integrità del cavo orale degna di una qualsiasi Vergine maniacale, amante dei rimedi naturali e dell'asetticità del mondo.

Dicevo dunque passeggiata botanica, l'ultimo appuntamento di un ricco festival durato una settimana e al quale purtroppo non ho potuto prendere parte prima poiché ero a più di mille chilometri di distanza, impegnata a ingollarmi tutti ristoranti della Puglia.
A SEMINAR LA BUONA PIANTA è una rassegna green che, mediante forme d'arte ed espressioni culturali, offre nuovi stimoli di approccio al mondo della natura e alla nostra relazione con essa.


Gli ospiti che hanno segnato le tappe clou della passeggiata di domenica erano Michele Serra, Vanessa Diffenbaugh, Michela Murgia, Andrea Vitali, Roberto Vecchioni, Tullio Pericoli, Filippo Timi, la Banda Osiris.
Praticamente una grande puntata open space and green delle Invasioni Barbariche nella quale mi sono sentita barbaricamente libera di esprimermi in modo naturale.



Poi Andrea Vitali, uno dei miei scrittori preferiti, mirabolmente capace del racconto semplice col supplemento del linguaggio comodo e diretto. Mi sento in colpa per non aver letto tutti i suoi libri (saranno circa quaranta) ma credo che tale notizia lo possa solo rassenare, d'altronde capirà che ho una vita.

Per di più medico di base: avrei voluto ammorbarlo con le mie patologie croniche ma, dannazione, ho perso l'attimo fuggente. Chissà con quale neologismo dialettale mi avrebbe mandato a dar via il cuore se, anziché approcciarlo per la sua riconosciuta fama di scrittore pluripremiato, gli avessi chiesto lumi sulla pitiriasi versicolor.
E come non adorarlo ancor di più per aver memoria della nostra marziana esistenza? Tanti cuori per lui.


Altro parco, altre riflessioni. Roberto Vecchioni era intento a profondere la cultura e la saggezza dei classici greci mentre io, da bertuccia sempre attiva, facevo questo:
Poi, ricordando il mito di Orfeo e Euridice, ha portato la sua chiave di lettura che mi ha lasciato dentro quel senso di amaro che si manifesta al suono di ti amo, ma ti amo di meno.
Dai Roberto, veramente fai quando dici che Orfeo si è girato facendo dunque svampare Euridice, per affermare la lotta del bene contro il male e impietosire gli dei infami che devono sempre porre una condizione per la sopravvivenza?!
Allora l'amava, ma l'amava di meno. Egoiste. (E parte lo spot Chanel con le persiane violente).
Poi ha concluso dicendo che tutti (ma proprio tutti) dovrebbero leggere e rileggere l'Odissea, al che io volevo dirgli che c'ho problemi con la memoria (il GinkgoMemo di Aboca potrebbe essere una nuova droga) e con tutte le storie affollate di personaggi ed è per questo che non ho guardato nemmeno Il Signore degli Anelli, ma i bodyguards e il suo agente l'hanno svampato subito, proprio come Euridice.
E allora sono andata alla Triennale a sentire (e vedere) il monologo di Filippo Timi.
Ho detto Filippo Timi. E' partito l'applauso a prescindere? E se non sapete chi è, com'è e perché, oltre a un passaggino su google per leggere la sua bio, vi consiglio di rivedere la sua performance non appena i canali ufficiali di Aboca la metteranno online.



Infine, sebbene io mi ritenga donna sport a tal punto da praticare sempre il km zero e non solo nell'approvvigionamento di cibo, volevo comunicarvi con somma esaltazione quanto mi sia trovata incredula di fronte all'app salute che a fine giornata mostrava 11,8 chilometri percorsi durante la mia passeggiata botanica. Non me ne sono proprio resa conto, presa com'ero dall'ammirare parchi e giardini milanesi nei quali non ero mai stata e dallo scoprire tipi di piante selvatiche che rinverdiscono anche le aree di città.
Molto diffusa in zona Università degli Studi è la m..., comincia per m, m-a..., so già che vi state sbagliando: è la malva. Nei prati c'è la malva. Poi forse nelle aule gira qualche altra buona pianta che comincia per M, ma siccome anche i Ris di Parma leggono Vita su Marte, li salutiamo e non scendiamo nell'illegalità.
I botanici di Aboca ci hanno detto che Milano pare esser ricca di molte altre erbe spontanee, alcune di esse persino commestibili e buone. Io lo so che presto o tardi mi farò tentare da queste sperimentazioni green per poi finire al centro tossicologico a provare l'ebbrezza di una lavanda gastrica. In quel caso spero che mi verrete a trovare con i miei fiori preferiti (ranuncoli, grazie) o magari con qualcosa di maggior sostanza. ♥


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