14 set 2015

Extra Fashion: wanna be un padiglione dell'Expo

Poco più di un mese e l'Expo sarà finito e io non posso credere che il mio parco giochi concettuale preferito stia per svampare: qualcosa rimarrà sul suolo milanese, altro sarà portato dai Paesi ospiti nella loro patria per essere riutilizzato in modo alternativo, altro ancora sarà demolito.
E a noi rimarrà il ricordo, le foto, una Milano più bella, il successo degli #expottimisti e un po' di cultura in più.

Sento già la mancanza dell'Expo e vedo perfette architetture di padiglioni mancati ovunque.


VIETNAM: la struttura esterna del padiglione propone i fiori del loto
costituiti da molte canne di bambù. A fine fiera ci potrebbero fare tante borZe.


CINA: la distesa di tageti è uno degli scatti più numerosi tra i gitaioli dell'Expo
e il padiglione è tra quelli da visitare per architettura, concettualità e involtini primavera a 2 euro.
Invece questa vestaglia è tra quelle cose da archiviare in cantina.


FRANCIA: è sufficiente vedere il padiglione da fuori, la struttura in legno merita,
il contenuto meno. La Crocque Baguette assai.


COLOMBIA: palme fuori e frittelle di platano dentro (patacones).
E w le empanadas.


KAZAKISTAN: si assiste allo spettacolo dei disegni con la sabbia, la tipa se la cava alla grande
anche con i ritratti e Gengis Khan le viene bene.


In questo orecchino io vedo un gong, lo possiamo trovare in più padiglioni di diverse culture.
Il gong del mio appetito suona sempre più volte al giorno e non c'è bisogno che lo spieghi.


SPAGNA: paella top e crocchette di merluzzo ancor più degne di nota e di bis,
sarebbe bello mangiarle a volontà con Anna Dello Russo.


SANTA SEDE: non avevo mai pensato di rubare le "glam" sciarpine in chiesa.

Magari mi vestirò da Expo pure io.


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