15 set 2015

Il 72 Festival del Cinema di Venezia visto da Marte

A volte mi trovo a fantasticare su cose che so che non mi succederanno mai, tipo salire sull'Everest, entrare in una taglia 42 o andare ad un Festival del Cinema ultra glamour.
E invece è successo l'impensabile: sono stata due giorni al Festival del Cinema di Venezia, edizione numero 72, cioè l'edizione che tutte noi donne ricorderemmo per la Caporetto estetica di Johnny Depp e che io ricorderò per una mia potente crisi mistica di fronte all'armadio.
Alla fine mi sono rassegnata alla triste realtà, cioè la mancanza di un Eliee Saab nell'armadio, e ho pescato un vestito a caso di Asos dall'anta "Vestiti eleganti comprati perché non si sa mai".
Sono stata tante volte a Venezia, ma mai al Lido e soprattutto mai al Festival del Cinema e pertanto non immaginavo che salire su motoscafo con un vestito stretto fosse così difficile, ma  ho superato anche quello scoglio senza rompermi un gomito o fare una nuotata nell'acqua verde lagunare. Cento punti a Grifondoro!
Appena arrivata al Lido ho notato una serie di scalette legate alla ringhiera del molo come fossero lucchetti d'amore adolescenziale sul Ponte Milvio a Roma.
Resto basita e chiedo spiegazioni: le scalette servono a paparazzi per fotografare gli outfit delle dive quando sbarcano al Lido.
Poveracce queste dive, devono riuscire a scendere dal motoscafo con il vestito lungo, le scarpe alte e risultare pure turbognocche in foto.
Un lavoraccio.


Prima di nutrire la mia anima con la visione di un film impegnato, ho nutrito il mio stomaco con pesce e birra in un ristorante del Lido proprio sul mare.


Il pranzo ovviamente era a base di pesce: salmone affumicato in legno di ciliegio, tonno fresco, burrata e acciughe e otto chili di pesce fresco, scampi e verdure fritte.
Dopo pane burro e acciughe nel mio cuore viene direttamente il binomio burrata fresca e acciughe.
Provatelo e poi fatemi sapere se non avevo ragione.
Ad accompagnare queste 8000 calorie niente vino, ma due tipi di birra Warsteiner: una chiara Pilsner e una rossa artigianale che ho trovato perfetta per il secondo di pesce.
Sulla birra ho scoperto cose a me finora ignote: esiste una legge, un proclamo, una carta che i tedeschi rispettano come fosse il Patto di Ferro o l'asse Roma- Berlino: l’Editto di Purezza del 1516.
Avete letto bene, un editto sulla birra del 1516.
Warsteiner è una delle più grandi, antiche e note aziende private tedesche, che si estende su 580.000 mq – un’area che equivale a 80 campi da calcio, per capirci – e imbottiglia 55.000 bottiglie di birra all’ora seguendo appunto questo editto che prevede l’utilizzo di soli tre ingredienti per la produzione della birra: orzo, luppolo ed acqua prelevata alla fonte di proprietà, la Kaiserquelle – scoperta nel 1928 – che scorre all’interno di Waldpark, il parco naturale dove si trova la Birreria.
Mi hanno raccontato di questo enorme posto che io mi sono immaginata come la Fabbrica della Birra con dentro il Willy Wonka del luppolo.
Le mie connessioni mentali sono sempre imbarazzanti, lo so.
Però dovreste apprezzare che dopo quella mangiata non ho dormito in spiaggia, ma sono andata ad una proiezioni di un film impegnato, proprio io che guardo solo film con: supereroi Marvel, spade laser, elfi, nani, battaglie ed esplosioni.
Ebbene, sono andata oltre il mio naso e ho visto La Prima di Luce di Vincenzo Marra con Riccardo Scamarcio che ovviamente erano in sala.


In merito a queste tipologie di film ho una convinzione: i film da festival devono mantenere certi standard, certe caratteristiche e determinati temi proprio come le canzoni da festival.
Filo conduttore di tutte queste caratteristiche è la lentezza.
Estrema lentezza, roba che a un milanese schizzato del lunedì mattina verrebbe una crisi isterica.
Lentezza a parte- per i critici cinematografici che vogliono spararmi, possono farlo nei commenti qui sotto- il tema del film era comunque interessante e mi è piaciuta la fotografia molto tumblr.
La sera abbiamo cenato alla Terrazza, dove si gode di una vista meravigliosa, e per mantenermi sempre leggera e in forma ho riempito la pancia con: cialda di nero di seppia con granchio reale, ravioli di spinaci con seppie e pesto di rucola, pescatrice con salsa alla birra e un dolce al cioccolato e ribes rossi.
Il piatto che ho preferito è stata la pescatrice con la birra, accostamento che non avevo mai mangiato, ma che ho trovato azzeccato con la carne soda e grassa della pescatrice che è uno dei miei pesci preferiti.
Risulta evidente che sarò anche andata al Festival Del Cinema a Venezia, ma davvero in una 42 non ci entrerò mai.

IO, I MIEI ROTOLI E LA MIA CELLULITE VI SALUTIAMO

FESTIVAL!

HOTEL EXCELSIOR, OVVERO DOVE CERCARE MARITO

FOTO MAINSTREM DEI LEONI 

FOTO DALLA BARCA MEMENTO DELLA DIFFICOLTA' DI SALITA E DISCESA




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