29 set 2015

L'olio non cresce sugli alberi #blendingexperience

Lo confesso: ho sempre assaggiato l'olio nel modo più sbagliato possibile cioè con un rapporto di tre etti di pane per due cucchiaini di nettare dorato. 
Olio, salumi, formaggi e cioccolato io li debbo mangiare con mezzo di chilo di pane o divento matta, non a caso infatti posseggo i teneri rotoli di un cane carlino seduto.


Così l'altra sera quando sono andata in Expo al padiglione Cibus per partecipare a un evento sul blending e sulla degustazione di olio organizzato dall'Oleificio Zucchi - azienda di Cremona attiva dal 1810 - appena arrivata sono rimasta spiazzata dalla mancanza di pane nella mia postazione.
Del resto, durante la serata, sarei rimasta spiazzata per un numero enorme di cose che non conoscevo.
Ma andiamo con ordine che vi immagino a grattarvi la testa mentre leggete la parola blending.


Difficilmente l'olio evo che utilizziamo è un monocoltura, difficilmente è il frutto di un solo tipo di oliva, spremuta e imbottigliata, ma spesso è una sapiente miscela di monoculture mixate ad arte per creare un prodotto bilanciato e di pregio.
Questo è il segreto che contraddistingue gli oli extra vergine di oliva prodotti in Italia e li rende così speciali.
Esattamente come fanno i lussuosi profumieri parigini come Caron in Avenue Montaigne.
Nella nostra postazione avevamo di fronte a noi quattro tipi di olio differenti numerati che avremmo assaggiato "alla cieca" attrezzate di un dosatore come dei piccoli alchimisti.


L'olio si assaggia scaldandolo con le mani, annusandolo e poi si degusta con una suzione.
Ci è stato chiesto di dire cosa sentivamo, se odore di verde e di erbe, di mandorla o di un olio maturo, etc.
Ad un certo punto, in preda al delirio da degustatrici, io e Gloria ce ne siamo uscite con: sentore di insalata caprese, maccheroni al sugo, pomodori verdi, olive taggiasche speziate e focaccia ligure bella unta.
Tutti odori altamente nobili ed apprezzabili a mio avviso.


In realtà, di fronte a noi avevamo quattro tipi di olio con diversi gradi di maturazione, dal più "verde", al più dolce e mandorlato al più maturo e piccante.
Successivamente abbiamo creato il nostro blend con gli oli che ci erano piaciuti di più e mentre scrivevo la mia ricetta Gloria mi ha guardata perplessa e mi ha detto: "Non ha nessun principio logico e scientifico quello che stai facendo, vero?".
Ho risposto con un piglio da Hermione Granger parlandole di proporzioni e numeri, ma sì, in realtà stavo andando a naso.
Il risultato però è stato approvato dalla nostra guida che ha definito il mio olio con un semplice "buono!" e dal mio stomaco, cosa più importante, che lo ha gradito il giorno dopo a pranzo.


Ovviamente dopo abbiamo cenato e sono rimasta colpita dal numero infinito di oli aromatici che produce l'Oleificio Zucchi: alla vaniglia, al limone, al mirtillo rosso, alla cipolla, al tartufo e arancia.
Queste cose mi mandano in brodo di giuggiole.
E siccome i supermercati devono ancora osare in fatto di approvvigionamento, tutto ciò è disponibile nel loro shop on line.


Degno di nota è stato un risotto agli scampi con l'olio al limone e un dolce al cucchiaio a base di cioccolato e olio al pesto davvero delizioso.
Cose che ho imparato:

★ Non sempre serve il pane nella vita. ahimè
★ La luce è nemica dell'olio.
★ Non mi ricordo più nulla di chimica.
★ Gloria mentre degusta l'olio tramite suzione è inquietante come Hannibal mentre pronuncia
la celebre frase del buon Chianti.
"L'olio non cresce sugli alberi" come scrive Giovanni Zucchi  ma c'è molto di più dietro.
★ Il pesto è buono anche con il cioccolato.

OLEIFICIO ZUCCHI IN EXPO
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