25 nov 2015

La fotografia Urbex nell'ex Area Falck - Canon #ComeAndSee


Cos'ho a che fare io col concetto di Urbex, ovvero urban exploration, ovvero esplorazione di rovine e luoghi abbandonati?
Poiché dai Plasmon in poi sento di appartenere al partito del vietato vietare, ecco che la voglia di esplorare il proibito trova spazio nella mia indole da bertuccia ribelle. Inoltre, subendo anche il momento adolescenza-celebrity "camminare con le cuffie nelle orecchie e sentirsi in un videoclip", volevo amplificare l'esperienza urbana trasgry e sentirmi un po' Will Smith in Io sono leggenda.
Ma tranquilli che ci pensa la Vergine pallosa a sgonfiare le velleità sgargianti e a non permettermi di vivere momenti adrenalinici stile tuffi da trenta metri, lanci col paracadute, dialogo con un mamba sette passi. Il rischio va sempre calcolato. Ed è per questo che quando mi hanno consegnato i fogli della manleva con l'elenco di tutte le incognite dell'area industriale pericolante in cui sarei dovuta entrare è andata così, perché la nonna paesana che c'è in me direbbe che non si sa mai. Nonna paesana scaramantica batte Will Smith 1-0.


Io troppo temeraria col caschetto fashion

Però invece tutto bene, tant'è che sono qui a raccontarvi di quel giorno in cui ho varcato la soglia proibita dell'ex Area Falck assieme al team di Canon, all'instagramer veneziano Riccardo Zanutto e a dei bikers adrenalinizzati tipo Vittorio Brumotti.
L'urban exploration è una pratica che affascina i fotografi e gli instagramers del momento e avrebbe anche delle regole ben precise, tra le quali pubblicare gli scatti e non dire a quale luogo appartengono per alimentare il mistero.
Bene, io ho già rovinato tutto dicendovi che mi trovavo nell'area ex acciaierie Falck, ma vi ricordo che sono in modalità nonna paesana che spoilera le telenovelas sudamericane, quindi non ho segreti.
Oltre settant'anni di produzione di acciaio e ghisa fino alla crisi del settore culminata nel declino degli anni novanta. L'area degli stabilimenti siderurgici - a Sesto San Giovanni, appena fuori Milano - è immensa (1 milione e 400 mila metri quadrati, una volta e mezzo l'Expo) ed è attualmente in fase di bonifica e riqualifica su progetto di Renzo Piano con l'investimento cospicuo di una società di sviluppo immobiliare che, sotto il nome del piano di recupero Milanosesto, prevede scuole, asili, aree commerciali, 150 mila metri quadrati di abitazioni, 650 mila metri quadrati di aree verdi, un polo sportivo e una città della salute e della ricerca.
Un territorio dunque di grande fascino perché attualmente ancora in apparente stato di abbandono ma destinato all'imminente bonifica e recupero e che in meno di dieci anni sarà un'area urbana all'avanguardia: le zone industriali desolate hanno dunque molto da raccontare, sono suggestive e lasciano spazio all'immaginazione, su tutto ciò che era stato e che non sarà più.


La torre piezometrica, serbatoio pensile di acqua di falda

Uso smodato dei filtri creativi di Canon



Finalmente in quest'occasione sono riuscita a provare la Canon G7X, una delle macchine fotografiche che bramo (per un motivo molto Barbie Malibù: se-pesa-troppo-nella-borsa-non-la-voglio-più) per rapporto leggerezza/compattezza/prestazioni. E' nella categoria compatte-professionali, pesa solo tre etti, è davvero tascabile e fa delle foto eccellenti, molto luminose anche in scarse condizioni di luce naturale, ha lo schermo inclinabile per ammazzarsi di selfie e, altra caratteristica ormai fondamentale, ha il wifi che consente il trasferimento immediato degli scatti sul telefonino per la condivisione social. Io la vorrei tanto. Nonna Paesana chiama Babbo Natale, 1, 2, 3 prova.
Peraltro, modello dimostratosi eccellente anche per riprendere cose in velocità come i Brumotti impazziti, con rispetto parlando per il loro coraggio urban-sportivo-metropolitano: io, donna antisport, rovinata dal divanismo della televisione trash, è già tanto che mi sono chinata in cerca dell'inquadratura migliore.




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