31 lug 2015

Playlist da seguire su Spotify per dire NO ai tormentoni estivi


Non è mica un caso se i tormentoni estivi si chiamino proprio così.
Tra i peggiori ammorbi sonori ricordo: Asereje, Tacatà, Chihuahua e La Canzone del Capitano.
Roba da strapparsi i timpani e lanciarli più lontano possibile dalla nostra persona, sì perché c'è poco da fare: anche se non lo volete ascoltare il tormentone estivo vi perseguiterà ovunque.
Andate in spiaggia?
Se non è il bar è il campo di beach volley vicino che lo spara a palla, se siete su una spiaggia semi deserta è il vicino che ascolta il tormentone senza cuffiette come i Latinos sulla metro.
Andate in bagno?
Dentro al bar c'è la radio e siete fregati.
Al supermercato siete fregati, all'aperitivo siete fregati e pure in casa perché ci sarà sempre un vicino rompipalle a cui piace un sacco Danza Kuduro mentre griglia le costine.
Quest'anno?
Probabilmente se dovessi ascoltare ancora per molto Maria Salvador andrei a cercare il Monte Fato, il conseguente baratro infuocato dove è stato forgiato l'Unico Anello e mi ci lancerei dentro perché davvero non ne posso più.
Eccomi quindi in vostro aiuto con la rubrica Vita Su Marte per il Sociale a linkarvi delle playlist carine che trovate su Spotify.

WHO RUN THE WORLD? GIRLS

Il titolo dice tutto.
Potete ascoltarla mentre vi mettete lo smalto, mentre stalkate quello che vi piace su Facebook, mentre vi stirate i capelli o mentre pulite casa il sabato mattina.
Una playlist per ragazze cantata da ragazze.

 

TOP 90 ALTERNATIVE TRACKS
Esiste roba più bella di un certo rock anni 90?
Tipo Sonic Youth o Smashing Pumpkins?

 


THE PMS PLAYLIST

Perché gli ausili per combattere la PMS non sono mai abbastanza.


COOL INDIE RUNNINGS

Per gli sportivi, perché non sempre tutti corrono con Eye of the Tiger in cuffia e Born to Run.


ACOUSTIC SUMMER

Da qui capite quanto io sia un animale da party, un'amante del clubbing e dei dj set, delle feste e della mondanità.
Bon Iver al posto di David Guetta.

 

I GUARDIANI DELLA GALASSIA

I Guardiani della Galassia è uno dei miei film Marvel preferiti e qui c'è tutta la colonna sonora, dimenticavo, se non vi piacciono i supereroi non possiamo essere amici.

PS: Guardate che bella copertina della playlist PMS.
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Expo Milano 2015: cosa vedere e dove mangiare + info utili

Come qualcuno di voi avrà visto nel mio profilo instagram colorato e mangereccio, martedì scorso volevo mangiarmi tutto l'Expo.
Ho ragionato sul fatto che questa fiera del cibo va affrontata con la voglia di assaggiare di tutto e di più: si entra per vedere e per mangiare, un viaggio nelle tradizioni alimentari e nelle cucine di tutto il mondo, pancia mia fatti capanna, anzi fatti pure grossa come un padiglione che domani digiuno. No scherzavo, ma chi digiuna davvero?!
Per me l'Expo è un intrattenimento di tutti i sensi: con la vista si possono ammirare le architetture spettacolari e capire l'interpretazione della tematica di ciascun Paese partecipante, l'udito è stimolato dalla musica dei vari spettacoli, dalle parate e dalle accoglienti parole dei padroni di ciascuna casa-padiglione, il tatto è per sentire i materiali tra le mani (se come me amate toccare tutto soprattutto anche quando è vietato), l'olfatto e il gusto viaggiano naturalmente in accoppiata quando si tratta di cibo.


Ma veniamo al sodo e alle considerazioni principali e utili per tutti:

L'acqua è gratis
Un'idea superlativa: tutta la fiera è costellata di torrette che erogano acqua liscia o gassata, dunque è sufficiente avere una bottiglietta o una borraccia da riempire e si potrà essere idratati e dissetati tutto il giorno. Se siete provvisti dell'indispensabile mappa gratuita dell'Expo che distribuiscono ovunque, saprete anche individuare le fonti dell'acqua indicate con una gocciolina azzurra.

▷ I bagni sono numerosi e puliti
Altro punto fondamentale perché quello che entra dovrà pur uscire.
Ricordiamoci i bagni pubblici di anni fa: dei veri e propri cessi lerci nei quali mancava sempre la carta igienica, entravi in apnea e decidevi di portare a compimento l'opera solo in caso di esplosione imminente dell'apparato urinario e comunque procedevi solo dopo aver fatto il segno della croce.
Per fortuna non ci sono più i cessi di una volta, la carta si trova pressoché sempre e nei bagni dell'Expo c'è spesso un addetto che mantiene la pulizia a livelli da ottimi ad accettabili, questione di statistica.

▷ Ci si può sedere in tanti posti
Idealissimo per anziani, mezze età, giovani e bambini.
A parte i pazzi che per qualche fulminata ragione vanno all'Expo per mettersi a sudare sugli attrezzi della Technogym, generalmente la gente si stanca e quindi sedersi ogni tanto per fare una pausa e riprendere le forze è fondamentale.
Ricordiamoci che il percorso è lungo 1,5km ma si camminerà molto di più e si starà parecchio in piedi considerando la visita ai padiglioni, i su e giù per le scale e le varie ed eventuali.

▷ C'è una navetta anti-sbatty
Casomai dall'ingresso voleste andare subito in un punto preciso che si trova distante, tipo il padiglione Italia o l'Albero della Vita, o foste lontani dall'uscita ma in prossimità del treno da prendere o semplicemente vi foste rotti le palle di camminare. Lungo tutto il perimetro esterno della fiera ci sono delle fermate in cui passa una navetta su cui salire a bordo gratuitamente. L'attesa che ho constatato non è mai più di 5 minuti.

▷ Il cibo generalmente non è così economico
Nota dolente. E adesso come glielo dico al buzzicone che pensava di entrare all'Expo per mangiare gratis? No, non è così e per di più il cibo si fa ben pagare, in virtù però di una qualità spesso molto buona. Ora che si è predisposti a spendere per mangiare, aggiungo che qualche occasione di gustare del cibo gratuitamente la si può trovare in eventi occasionali come ad esempio le manifestazioni di Coldiretti (martedì c'era la festa della frutta e io ho portato a casa delle pesche profumatissime) o le degustazioni di gelato e di cioccolato organizzate nel cluster del cacao dove grazie a Icam ho provato i cioccolatini divini del maestro pasticciere marchigiano Claudio Marcozzi (perché sono de #ilclubdelcioccolatoaluglio).

(Andate a vedere il sito della pasticceria Picchio e capirete perché mi sono ingollata TUTTO)

DOVE MANGIARE SENZA DIVENTARE POVERI
Molte volte i padiglioni delle varie nazioni hanno sia un ristorante al loro interno che un piccolo food truck o un'ape car nei dintorni. In questi ultimi è possibile acquistare il loro cibo tipico in una versione più street e decisamente più cheap di quella dei ristoranti. Per esempio, l'Olanda offre un agglomerato di queste proposte e consiglio di darci un'occhiata.
Tutto poi è sempre relativo in base alle nostre abitudini e ai nostri luoghi di provenienza: forse un milanese very non troverà alcune cose così care, mentre invece chi proviene da zone d'Italia in cui si mangia davvero bene con pochi euro rimarrà un po' sorpreso, specie per esempio dai ristoranti regionali del padiglione Italia che è noto siano un po' cari.
Ho sentito una donna adulta under 40 battere i piedi a terra e urlare agli amici che facevano finta di non conoscerla che era da undici mesi che aspettava di mangiare da McDonald's.
Penso che pagare 32 euro per l'ingresso alla fiera del cibo di tutto il mondo per mangiare la pizza, la pasta, il gelato Algida o l'hamburger di McDonald's sia lo step precedente alla lobotomizzazione, tutto questo si può fare fuori dalla fiera quotidianamente. Però viva la libertà personale e gli episodi coloriti, tutta vita very.
Per tutti gli altri c'è:
- il piatto stellato del giorno in Franciacorta (10 euro)
- l'hamburger alla sogliola e lo street food dell'Olanda (6-10 euro)
- il kitchen saté e altre specialità take-away dell'Indonesia (10 euro)
- il risotto allo zafferano di Oldani (10 euro)
- gli involtini di agnello con uova e patate della Malesia (10 euro)
- l'hamburger top stellato nel food truck di Unico Milano Rolling Star (10 euro)
- la paella e le crocchette di baccalà in Spagna (16 e 6 euro)
- le specialità dell'Angola: gallette di patate e salmone, crema di carote zenzero e arancia (8 euro)
- la raclette con le patate in Svizzera (6 euro)
- piatto unico di quinoa, pollo e verdure in Perù (10 euro)
- involtini primavera o altri piattini tipici in Vietnam (8 euro)
- il gelato da gusti insoliti tipo zafferano, datteri, sesamo, rose nel Barhain dove si possono mangiare anche insalate dagli accostamenti interessanti tra frutta fresca e secca, formaggio blu e verdure (6 euro)
Se pagate voi, meglio evitare il menù degustazione del Giappone (110 euro).

Il gelato al riso, zafferano e fave di cacao di Davide Oldani, la frutta regalata da Coldiretti,
la paella della Spagna, i tacos con carne di maiale e ananas del Messico
(ho mangiato anche gli involtini vietnamiti, il fritto napoletano, il panino di segale del Sud Tirolo)


I food truck dell'Olanda


Idea maialosa da copiare tratta dalla boulangerie della Francia: Croque Baguette,
baguette tagliata a metà, una generosissima macinata di gruviera, altro a piacere, forno, panza


▷ Entrarci una volta sola non basta
So che chi abita a Milano e dintorni ed è appassionato del genere ha acquistato il season pass: 115 euro (che scende a 90 euro per chi ha già acquistato un ingresso semplice) e possono entrare quante volte vogliono per tutta la durata della manifestazione, da maggio a ottobre. Son coloro che avranno più opportunità di girare l'Expo in lungo e in largo.
Io ci sono stata già una volta e mezza ma voglio vedere ancora molte cose, tra cui il padiglione Italia che merita davvero e a cui ho rinunciato più volte (me ne vergogno) per i 45 minuti fissi di coda. Sarà la prima tappa della prossima occasione.
Utilissimo sapere che in caso di voglie irrisolte c'è sempre l'ingresso serale: dalle 19 in poi si entra con 5 euro. Consigliabile entrare nei padiglioni entro le 21.30 perché poi qualcuno potrebbe cominciare a organizzarsi per la chiusura.

▶ COSA VEDERE ASSOLUTAMENTE
Oltre all'irrinunciabile padiglione Italia, è bene segnarsi Marocco, Cina, Olanda, Malaysia, Thailandia, Azerbaijan, Messico, Emirati Arabi, Giappone, Vanke, Angola. E tutto ciò io devo ancora vederlo. #psicodramma
Proseguire l'elenco con Padiglione Zero, Corea, Brasile, Kazakhstan, Francia, Austria, Svizzera, Gran Bretagna, Kuwait. Visti e piaciuti.

Kazakhstan: si va dai disegni fatti in diretta con la sabbia,
ai beluga del rinomato caviale, allo spettacolo di cinema in 4D.
Entrano solo 80 persone per volta, ergo onnipresente attesa all'ingresso, ma vale la pena.


Francia: da vedere per la struttura in legno spettacolare che vuole rappresentare
un terreno agricolo sezionato e rovesciato che crea una conca e accoglie tutti i prodotti tipici.


Gran Bretagna: un'altra idea concettuale sulla tematica della conservazione delle api, tema caldo dell'università di Nottingham. La struttura in metallo rappresenta un alveare gigante
immerso nel verde percorso che le api fanno dall'impollinazione all'alveare stesso.


Kuwait: la struttura esterna riproduce le imbarcazioni tipiche del Golfo Arabico, molto belli
all'ingresso i giochi d'acqua che formano delle parole sulla tematica di questa preziosa risorsa.
All'interno si vive un temporale nel deserto e si procede proprio sull'importanza vitale dell'acqua.


Spagna: la cosa più attraente del padiglione ispirato a una grande serra è il ristorante,
fidatevi delle crocchette di baccalà e farete il bis.


Svizzera: un viaggio tra le torri del cibo, lo si può prendere gratis a piacimento ma...
ce ne sarà per tutti? Le sorti degli altri sono nelle mani della tua scelta.
Imperdibile il blocco di granito intagliato con la stampa 3D che riproduce le Alpi.

Vietnam: più bello fuori che dentro, per la sua struttura di canne di bambù disposte
a ricreare dei giganti fiori di loto. Dentro è un pochetto kitsch. Bisogna mangiarci però.


Nel padiglione del Vaticano c'è una buona aria condizionata e l'Ultima Cena del Tintoretto, per un momento mistico di arte e riposo delle membra.
Poi c'è il padiglione del Sudan, che tutti perculano perché ha foderato lo stand con foto di bassa qualità, pixelate e prese da internet a caso. Andrò a vedere anche quello per capire quale sentimento provare in merito alla faccenda: tenerezza, solidarietà, compassione, pena, vomito.
Per la categoria #expotrash si può proseguire il giro alla ricerca della riproduzione della Madonnina del Duomo di Milano, degli uccelli vari che fan la guardia alla Repubblica Ceca e all'Ecuador, dei carciofi metallizzati della Francia, della scultura in legno del Sud Tirolo di un uomo inspiegabilmente disperato che mi ha lasciato dentro un unico interrogativo, sarà finito lo speck o il succo di mele?
Sgarbi dice che l'Albero della Vita è pessimo, ma poi elogia (e fa installare) la donna carota in bellavista da Eataly: andate a guardare (o googlate) e scegliete voi cosa sia meglio. E se siete ancora lì da Eataly date un'occhiata anche al trono di spaghetti color skifiltor, poi ditemi eh.



L'Albero della Vita visto di giorno può non suscitare grandi entusiasmi, ma non perdetevi lo spettacolo serale delle 21.30 (che si ripete fino alla chiusura): 12 minuti di giochi d'acqua e di luce con la colonna sonora di cinque brani del compositore Roberto Cacciapaglia, l'evento è talmente suggestivo e coinvolgente che merita d'essere goduto in prima fila, consigliabile appostarsi dalle 20.15 in poi sulle panchine e sui gradini circostanti il Lake Arena.



Buona gita a tutti coloro che hanno in programma di andare all'Expo, per tutti gli altri c'è YouTube, certo non si mangia ma è gratis e potete vedere tutto ciò che desiderate.

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30 lug 2015

Mastertrash: questo non è cibo italiano


Gli americani sono un grande popolo: hanno legalizzato i matrimoni gay, hanno tutte le marche beauty più fighe in assoluto, le migliori serie tv e le catene di pollo fritto aperte 24 ore su 24, non hanno però la minima idea di cosa sia il cibo italiano.
Navigando in rete sono incappata in alcuni foodblogger americani, famossimi su Pinterest, che pubblicano anche foto bellissime, ma leggendo la ricetta vengono i capelli bianchi, la gastrite fulminante e le fitte intercostali.

La carbonara
Cioè: panna, pancetta, uovo, gruviera, piselli e tagliatelle.
Praticamente un mix letale tra una specie di carbonara e le tagliatelle anni 80 con i piselli e la panna.
Avada Kedavra
Andate a dire a un romano che la carbonara si fa così, sedetevi e ascoltate le imprecazioni che, giustamente, vi lancerà.



Gli spaghetti al ragù con il rosmarino, l'origano e il timo
In primis il ragù non si mangia con gli spaghetti, quello lo fanno solo i tedeschi che mangiano nelle trattorie turistiche di Luino.
Il ragù si mangia con le tagliatelle o la pasta all'uovo, ma no di certo con gli spaghetti, ma poi il rosmarino e il timo sono una vera bestemmia.



Garlic Bread
Ma quando mai noi mangiamo una pagnotta piena di burro, aglio, formaggio e infarto?
Ma dove?
Abbiamo le bruschette, ma davvero bisogna essere pazzi a rivisitarle così.



Chicken parmigiana
Con questa probabilmente si aprirà uno squarcio spazio-temporale, scenderà un cattivone intergalattico per conquistarci e schiavizzarci quale razza inferiore.
Me lo sento.
Praticamente fanno la parmigiana con il pollo al posto delle melanzane e la schiaffano un piatto di spaghetti scotti.
Non credo sia necessario aggiungere altro, a parte che non si meritano lo stomaco.



La salsa Alfredo
Chi l'ha mai vista in Italia?
Nessuno.
Probabilmente nemmeno tale Alfredo ha mai visto l'Italia.
Credo sia un mix letale di: panna, colesterolo, parmigiano, formaggio e chissà che altro.
Forse uova.
Non lo voglio sapere.
Però le blogger d'oltreoceano si dilettano in migliaia di varianti, sempre spacciate per cibo italiano, tipo questi fantastici tortellini affogati nel colesterolo cattivo, broccoli smaciullati e mangiati con il cucchiaio come fosse minestra.
Solo dalla foto si percepisce lo schifo vero.



I risotti
Gli americani vanno oltre ogni possibile immaginazione e rifanno anche i nostri risotti.
Teneri.
Guardate questa versione con cipollotti e funghi. amazing
Già pronta nella ciotola da dare al cane che manco lui poverino mangerebbe.


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Dolci ricordi delle Dolomiti: il Kaiserschmarren

L'anno scorso ho avuto il piacere di sollazzarmi a più riprese nei magnifici territori delle Dolomiti ove si sa, oltre alle montagne rocciose e alle verdi vallate, ci sono gli albergatori e i ristoratori che coccolano e viziano i nostri sensi a partire dal palato. W l'Italia.
Da qualche giorno i miei genitori sono partiti proprio in direzione Trentino Alto Adige e quindi mi è venuta voglia di riproporre qualche piatto tra quelli assaggiati e gustati come un suino allo stato brado con estremo piacere.
Ed ecco il dolce, ta daaaan! Nutriente frittata dolce accompagnata da marmellata o frutta fresca del bosco. L'ho mangiata a merenda ricordando la Cucina in Strada che c'è ogni martedì d'estate a Campo Tures, laddove (termine molto usato da Maria De Filippi ❤) ho imparato questa ricetta e memorizzato qualche piccolo accorgimento.
Se volete farla per due persone dimezzate le dosi.


KAISERSCHMARREN

4 uova
240ml di latte (vaccino, soia o altro vegetale a piacere)
160g di farina 00
50g di zucchero
60g di uvetta
½ bicchiere di rum
burro
frutti di bosco freschi e/o marmellata
zucchero a velo

Mettere a bagno l'uvetta nel rum (o nell'acqua tiepida) per almeno 20 minuti.
Amalgamare il latte, la farina e i tuorli ottenendo una pastella priva di grumi (col frullatore a immersione non si sbaglia mai).
A parte, montare gli albumi con lo zucchero (se usate un latte non dolcificato potete aumentare leggermente la quantità di zucchero indicata); poi incorporarli delicatamente alla pastella avendo cura di non smontarli.
Scaldare una padella antiaderente larga (o due medie come ho fatto io) e scioglierci una noce di burro, poi aggiungere il composto e subito le uvette strizzate, cuocere a fiamma bassa fino a che la base non si è rappresa. Girare la frittata tutta intera, oppure per comodità dividerla a metà o in quarti e poi girare.
Verso la fine della cottura spezzettare la frittata con l'aiuto di due forchette.
Impiattare con frutti di bosco freschi e/o marmellata di mirtilli rossi, more, fragole, ecc.
Cospargere generosamente di zucchero a velo.



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29 lug 2015

Sulle disgrazie femminili con il caldo: capelli crespi, pelle lucida e peli superflui


Chi sostiene che d'estate siamo tutti più belli probabilmente è maschio oppure è una donna nata sotto una buona stella, con la fortuna di aver vinto la lotteria genetica della bellezza naturale.
Sì, perché altrimenti tale folle popolare convinzione non si spiega in alcun modo razionale e logico perché con il caldo le disgrazie femminili si moltiplicano come le formiche o come le persone di fronte a un buffet di cibo gratis.
Vista la notevole importanza sociologica di questo tema, credo sia opportuno andare per punti:
  1. I capelli
    Le lisce naturali devono correre via lontane da questo post, luogo e blog perché in questi giorni le sto odiando.
    Sì, perché è facile farsi asciugare i capelli all'aria quando si hanno capelli lisci come gli spaghetti.
    Provateci con quel terribile semi mosso crespo di cui sono dotate tantissime donne, tra cui la sottoscritta.
    Io ci provo sempre, perché con quaranta gradi il phon è follia, ma tutte le volte le mie tenere e  ingenue aspettative vengono inesorabilmente disattese.
    Immagino sempre, dopo mezz'ora di asciugatura sul balcone, un chilo di olio d'argan e un paio di preghiere, di aver quel bel mosso da californiana in spiaggia.
    E invece sembro Shakira, spettinata e sfatta.
    Beauty tips: crema phyto 9, olio argan e preghiere.
  2. La pelle lucida
    Ore 9:00 del mattino: pelle detersa, asciutta e opaca.
    Ore 09:30 dopo un giro in metropolitana: pelle lucida come un arancino fritto unto e bisunto che riflette la luce a due chilometri di distanza.
    La cipria, probabilmente assunta anche per via orale, è l'unica soluzione.
    In caso l'abbiate lasciate a casa, fate come me: fingete un possibile acquisto nel primo Sephora che trovate e fatevi incipriare il naso.
    Beauty tips: cipria Wjcon per il low-cost e la cipria pore professional di Benefit se volete spendere un po' di più.
  3. I peli
    Con il caldo crescono le zucchine, le more e i peli.
    I maledetti con il caldo prolificano come le piante infestanti e, se volete avere le gambe scoperte tutti i giorni o andare sempre in spiaggia, con 40 gradi arriverete ad un punto in cui non potrete più mantenere il normale ciclo di cerette.
    Non credo sia solo un mio problema visto il proliferare di gambe abbronzate e con i peli - piedi nell'acqua o wurstel sulla sdraio in spiaggia - che vedo su Instagram.
    Raga, se volete fotografarvi gli stinchi abbronzati, occhio, che i peli non si tolgono con i filtri di Instagram, ma sempre depilandovi.
    A Luglio io abbandono ogni ciclo di ceretta, speranza, senno e ricorro alle creme depilatorie per le parti intime o al più barbaro rasoio sotto la doccia.
    Beauty tips: pazienza e non guardarsi mai in controluce in spiaggia.
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La musica non mi aiuta a capire quanto dura un attimo

Dovete sapere che nei momenti topici della vita talvolta ho l'impellente necessità di assecondare dubbi esistenziali e dar luogo ad elucubrazioni filosofiche degne del salotto di Gigi Marzullo.
Questo solitamente avviene quando gli altri mi stanno parlando di tutt'altro, mi fanno delle domande a cui poi rispondo a caso, o quando dovrei scegliere la direzione della metropolitana.


Questa volta è stata tutta colpa delle striscette per misurare il grado di durezza dell'acqua.
Nelle istruzioni c'era scritto che la striscetta rivelatrice doveva essere immersa in un bicchiere d'acqua per un attimo. Testualmente: immerga la striscia per un attimo o due nell'acqua.
Allora amici, andiamoci piano: già un attimo non si sa quanto sia, adesso ditemi cosa mi rappresentano due attimi! Quanto cavolo è un attimo?!
Se ci stiamo riferendo all'attimo dell'impiegata postale allora ciao proprio, devo lasciare la striscia in decomposizione per qualche giorno.
Cosicché mi rendo conto che l'attimo non è quantificabile in modo preciso ma che ci auguriamo sempre che quello altrui sia breve in modo direttamente proporzionale alle nostre necessità.
Ma l'attimo resta soggettivo. E se accendo la radio la mia confusione si espande.
LA MUSICA NON AIUTA.

♫ I Pooh dicevano, e i Gemelli Diversi ce l'hanno ricordato, che un attimo ancora è un solo minuto, un soffio di fiato. Beati loro che hanno un soffio di fiato per un minuto. Gli astanti preghino per la qualità dell'alito.
♫ Anna Oxa racconta che è tutto un attimo... io che scambio l'alba col tramonto... quindi a occhio sono almeno dieci ore. Mah.
♫ Baglioni parla di quell'attimo di eterno che c'è in te, mille giorni di te di me. Perciò poco meno di tre anni.
♫ Aleandro Baldi dice che ci vuole un attimo per perdersi. Specie se ha lasciato a casa il pastore tedesco, immagino. Ok, forse lui non fa testo.
♫ I mitici 883 nella canzone «Con un deca» raccomandano di fermarsi un attimo all'automatico. Il tempo di far benzina. Che la macchinetta non prende mai sto cacchio di deca e quindi ne passa di gasolio sotto i ponti.
♫ Nemmeno il buon Fabrizio De André ci svela il mistero: nella sua «Canzone per Anna» ha dovizia di spiegarci persino l'odore delle frittate e delle minestre riscaldate ma quando dice che dura un attimo quel tuo pensiero... non specifica come vorremmo. Uffa.
♫ La sigla di Barbie Magia di Pegaso narra di un attimo di magia. Sotto l'effetto delle droghe dura di più.
♫ Gli Zero Assoluto reincontrano la ex e dicono che sembra passato un attimo ora che sono di nuovo insieme. Ma non ci dicono da quanto si erano lasciati. Peccato. Il gossip fa sempre gola.
♫ Vasco Rossi, uomo del concreto mondo, dice stai con me... ancora un attimo ti pagherò. Quindi, ehm, mi sa che dovremmo chiedere i tempi medi delle impiegate sulla Salaria.

Va beh, io rimango coi miei dubbi, nel frattempo ho scoperto che l'acqua del mio rubinetto è molto clorata e a proposito di quello che vi dicevo all'inizio... Rossana ne sa qualcosa.



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28 lug 2015

Acrilico che sembra cristallo: bicchieri e cose per la casa carine da avere



Le giovani donne sui social network stalkano ragazzi e rivali in amore, poi ci sono io che seguo gli hashtag di cucina per guardare piatti, bicchieri e alzatine degli altri.
Diventerete vecchie anche voi.
Fu così che dopo aver scoperto e avervi parlato di Rice, ho trovato un altro brand che produce complementi per la cucina in acrilico.
Qui si tratta di acrilico colorato che richiama il cristallo, il barocco e vi farà sentire subito una giovane Maria Antonietta annoiata che si sazia di dolce gelato e lamponi.
Lo so, una coppetta gelato che ricorda Maria Antonietta può sembrare una cosa inutile, ma invero rientra in quel grande calderone delle cose poco utili, ma bellissime per cui smaniamo tutte noi donne tipo avere trenta rossetti rossi o un portaburro coi profili argento.
Eccovi qualche immagine ad avvalorare la mia tesi:

C'è anche Tortora!

Secondo me l'acqua qui è più buona
Volete mettere servire il caffè in queste tazzine?
Pensate al nostro gelato marziano qui dentro?
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Le borse di Roberta Pieri

Lo scorso maggio sono andata a Roma per vedere gli Internazionali di Tennis sponsorizzati da Ford e per rendermi conto in via definitiva che non capisco una mazza di come si calcola il punteggio.
C'è decisamente troppa roba: punto, game, set, tie break, break point, match point, vantaggio interno, vantaggio esterno... Stiamo scherzando, vero?
E' la stessa maledizione del Signore degli Anelli, troppi personaggi, troppa roba da memorizzare e io non ce la posso fare. W il calcio, uno a zero, due pari, dieci a mille, tutto chiaro.
Eppure il tennis è bello perché è uno sport che fa figo, chissenefrega se non si capisce la dinamica del gioco, l'importante è partecipare e apprezzare il contrasto cromatico tra quei bei completini bianchi, il color terra bruciata del campo e il giallo delle palline.

Ma tra una partita e l'altra, qualche tweet in diretta e quegli otto litri di acqua bevuta per osteggiare un caldo che non s'affrontava, cammino, cammino e vedo lo shop di Roberta Pieri, assolutamente in topic con l'evento per la loro produzione di tennis bag.
ROBERTA PIERI è un marchio di borse in pelle e tessuto prodotte artigianalmente in Toscana, purtroppo al momento non ne possiedo neanche una, ma all'interno del negozio ho potuto guardarle e toccarle per bene e la qualità c'è tutta.
Ogni anno propongono nuovi colori e fantasie (nel 2014 c'era anche un maculato niente male).
Le Cube possono ricordare le Goyard come fantasia, ma per fortuna non come prezzo.
Le mie preferite sono le Cube tono su tono in tinta unita blu, rosso o giallo (le ho viste in negozio, ma non nello shop online purtroppo) e le Stripe, a righe e perfette per l'estate.








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27 lug 2015

Polpette di zucchine al forno


Ormai il mio giardino è letteralmente infestato dalle zucchine e le sto cucinando in ogni salsa.
Questa settimana è il turno delle polpette che di solito faccio al forno con una ricetta velocissima e senza sbattimenti.
Non vi metto dosi perché varia molto da: quante polpette volete fare, quante zucchine avete a disposizione e quanto sono acquose, pertanto utilizzate la vecchia maniera dell'andare ad occhio.

Occorre
Zucchine fresche
Parmigiano
Pecorino
Ricotta
Uova
Basilico
Sale & Pepe
Pangrattato
Olio

Grattugiate le zucchine con una grattugia per verdure, con molta pazienza ed evitando di grattarvi anche due dita.
Mettete le zucchine in una bacinella, salate, e dimenticatevene per mezzora, le zucchine infatti, a contatto con il sale, perderanno parte della loro acqua e le polpette saranno più sode.
Togliete l'acqua in eccesso, asciugatele con lo scottex, e aggiungete: parmigiano, pecorino, uova, una cucchiaiata di ricotta, qualche foglia di basilico fresco tritato e aggiustate di sale e pepe.
Se necessario - mischiando l'impasto vi renderete conto, esattamente come fate per qualsiasi altro tipo di polpette, se è troppo molle- aggiungete del pangrattato.
Formate delle polpettine, passatele nel pangrattato e mettetele sulla placca del forno.
Utilizzo poi uno spruzzino che vaporizza l'olio - in questo modo ne usate davvero poco ed è distribuito in modo uniforme - e spruzzo le polpette prima di passarle in forno a 180 gradi finché non saranno dorate da ambo i lati.
In tal modo risulteranno dorate, ma non unte o pesanti come nella versione fritta.
Le servo con del pesto alla genovese come salsa di accompagnamento.

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Extra Fashion: the neverendig ciabattazzi story + colpo di scena

E' logico.
Me lo aspettavo dall'anno scorso, infausto anno del trend dei ciabattazzi su cui abbiamo infierito a volontà (1 - 2 - 3): potevano finire nel cesso questi acquisti fashion? Macché, almeno per un paio di stagioni c'è l'obbligo di ammortizzare la spesa e dare sfoggio alla calzatura che ogni diva del cinema degli anni cinquanta avrebbe bramato.
Abitando sulle fresche rive del Lago Maggiore, meta battuta dal turismo tedesco, mi tocca constatare che la Germania vince sempre. Decadono così anni e anni di perculo sul loro abbigliamento generalmente cagoso e improponibile assai distante dallo stile italiano. Quindi mi vedo una Merkel che si impone con Renzi così come un ciabattazzo germanico approda al Pitti Firenze. niederlage
Pur comprendendo la comodità di tali calzari è d'obbligo constatare con quanto impegno il popolo fashion si sia dedicato a peggiorare la situazione. Ed ecco una nuova carrellata per non dimenticare.
Ma, ma, ma: in fondo un colpo di scena.














La foto che state per vedere adesso è conservata nelle mie cartelle magiche dall'anno scorso, la tengo come santino per mettere in dubbio me stessa, per ricordarmi che si può temporaneamente cambiare idea nella vita, per interrogarmi sull'effettiva necessità di un bravo psichiatra, per confermare che la moda è un gorgo fetente.
Questa foto coi ciabattazzi mi piace un sacco.
Vado a sciogliermi le cornee nell'acido.



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