22 giu 2016

PINK IS GOOD E LA CORSA SOLIDALE

Il mio calvario con l’attività fisica iniziò molto presto, sin da bambina, quando nessuno mi sceglieva in squadra per giocare a pallavolo e rimanevo sempre l’ultima ad esser scelta perché dotata di un’imbarazzante agilità assimilabile a quella di una foca monaca incinta.
Insomma, avevano tutte le ragioni per discriminarmi in quel modo, lo avrei fatto anch’io fossi stata nel gruppo di quelli agili e veloci.
Sono stati gli anni delle prime consapevolezze ed amare delusioni come comprendere che giammai sarei diventata, come la mini-me di sette anni pensava, la prima ballerina del Bolshoi.
La situazione poi peggiorò durante il liceo e, di fronte ad anelli, corpo libero e atletica leggera ho alzato le mani e accusato qualsiasi genere di malore o malanno per evitare la pubblica derisione e peggiorare la mia condizione di adolescente disagiata.
Da lì ho capito che era meglio limitarsi alla camminata e al nuoto visto che l'acqua è l'unico habitat che mi dona un'inspiegabile e minima coordinazione motoria.
Perché sono quindi qui ora a parlarvi di corsa e sport?
Io, regina del mattarello e amante del #teampastasciutta?
Per un motivo che è il caso che ascoltiate tutte con estrema attenzione come quando vi parlo delle nuove uscite di Zara o di mascara allunganti dalla mirabolanti proprietà: Vita su Marte sosterrà Pink is Good.
Pink is Good è un progetto di Fondazione Veronesi che ha una missione nobile e giusta che tutte noi donne dovremmo sostenere: combattere definitivamente il tumore al seno e tutti gli altri tumori femminili sostenendo la ricerca e la prevenzione.



Sono argomenti delicati, lo so, a volte si vogliono evitare, a volte preferiamo non sentire e non sapere, ma sostenere la ricerca è importante perché grazie alla ricerca, le nuove terapie, i nuovi farmaci e la diagnosi precoce si può guarire.
Giusto per darvi una doccia fredda a base di realtà e vita vera che mica viviamo sempre su Pinterest: ogni anno in Italia a circa 48.000 donne viene diagnosticato un tumore al seno.
Direi che è un dato che non si può ignorare come non si può ignorare l'attività di Pink is Good che è davvero varia e vanta tante iniziative come ad esempio proprio la corsa.
C'è infatti un running team che veste le magliette rosa della Fondazione che ogni settimana si allena costantemente, anche con la pioggia, all'Arena Civica di Milano e non c'entra con tutti i team fashion fighetti di corsa che tanto vanno di moda ora, ma è un gruppo di ragazze e di donne davvero speciali.
Sono ventiquattro giovani donne che hanno avuto un cancro al seno e correranno la mezza maratona di Amsterdam dimostrando che il tumore non ha vinto e quanto possa essere preziosa la vita.
Le abbiamo appena conosciute in un giovedì piovoso milanese, ci siamo presentate con la nostra ingombrante presenza durante un loro allenamento, armate di gelato e sono già le mie super eroine preferite visto che loro correranno 21 km e noi annaspiamo vergognosamente dopo cinquecento metri.
Nei prossimi incontri ci impegneremo anche noi negli allenamenti - almeno ci proviamo, ecco magari potrebbe essere un buon inizio evitare di mangiare un arancino fritto come merenda - e conosceremo e conoscerete anche voi meglio le ragazze e la loro storia.
Le seguiremo infatti nel loro allenamenti e nella mezza maratona di Amsterdam che ovviamente noi non correremo.
Intanto vi invito ad effettuare le tali preziose azioni se non lo fate vi si increspano i capelli

★ Aprite il sito di Pink is Good e leggete bene che io potrei essermi spiegata come Luca Giurato

★ Donate! Lo sappiamo tutte che l'ennesimo mascara nero da Sephora non vi serve e temo nemmeno dei tappi per orecchi a forma di fenicottero da Tiger, quindi non fate le bionde e donate per una giusta causa

★ Guardate qui tutti i prodotti dei partner di Pink is Good e sceglieteli rispetto agli altri, sosterrete la ricerca

★  Invece di condividere cani e gatti su Facebook, condividete questo post per Diana!


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