31 ago 2016

#Pinkisgood: La storia di Cristina e l'importanza della ricerca

All'ultimo incontro con le Pink è successa una cosa inaudita che probabilmente creerà l'apertura di una porta di comunicazione intergalattica con un nuova dimensione: Gloria ha voluto correre insieme alle ragazze in una delle giornate più calde di questa estate 2016.
Credo si possa considerare come un tentativo di suicidio. 
L'ho vista partire ad andatura lenta, ma convinta, per poi perderla dopo 200 metri, e ritrovarla dopo venti minuti ansimante, come un cucciolo di labrador accaldato, accasciata nel prato dell'Arena Civica.
Insomma, stavo per cercare i soccorsi visto il colore paonazzo del suo viso, il fiatone e il tempo di recupero biblico per rialzarsi, ma poi, con la promessa di una pizza calda, si è alzata ed è tornata in vita.
A nulla è valso dirle che non era allenata, che faceva troppo caldo e che, muovendo di norma al massimo i cuscini da divano a divano, poteva non essere una buona idea esordire con una corsa. 
Da questa esperienza abbiamo capito che lo sport fa bene,  ma bisogna farlo gradualmente, allenarsi costantemente ed evitare i giorni di afa del Qatar almeno per le prime uscite e sicuramente farò tesoro dei consigli che mi ha dato Salvatore, l'allenatore delle Pink e che vi consiglio di ascoltare. 
Durante la Caporetto di Gloria, io stavo invece chiacchierando con Cristina che mi ha raccontato la sua storia che, in apparenza, sembra così assurda per una ragazza di 26 anni, ma non dissimile da ciò che potrebbe accadere a chiunque di noi.
Destabilizza una simile diagnosi perché a 25 anni si è ragazzi e si pensa all'università, agli amici, al proprio futuro e di non certo alla malattia.





Cristina ha scoperto di avere un problema nel modo più classico che costituisce un minimo comune denominatore per tante: facendo la doccia. 
Moltissime donne scoprono infatti di avere un problema al seno proprio in questo modo e spesso auto controllarsi ed ascoltare ogni minimo cambiamento del proprio corpo è la prima forma di prevenzione.
Cosa può pensare una ragazza di 26 anni che avverte qualcosa sul proprio seno?
Di avere una piccola ciste, un piccola ernia, magari dovuta ad uno sforzo, ma sicuramente non pensa di avere un cancro.
Inutile negarlo, avvertiamo, soprattutto quando siamo molto giovani, certe malattie lontanissime da noi, come se l'età fosse una sorta di scudo che ci rende immuni da qualsiasi problema serio di salute quando in realtà non è così.
La storia di Cristina si è conclusa nel mio migliore dei modi: ha subito un intervento, dei cicli di chemioterapia, ma ora sta bene ed è quello che conta.
Cosa ho imparato dalla sua storia?

Quanto è importante sostenere la ricerca perché serve anche per formare i medici perché possano poi saperci curare
Il primo senologo che visitò Cristina le prescrisse Oki, Arnica e doccia calda- sì, sono rimasta sconvolta anch'io- con la convinzione che non fosse nulla.
Forse anche lui, forte della giovane età, scartò subito ipotesi ben più gravi di una innocua ciste infiammata.
Per fortuna presto Cristina cambiò medico e le venne subito prescritto un agoaspirato che rivelò subito che la ciste che sentiva al tatto era un tumore che difficilmente poteva passare con Arnica e doccia calda.
Purtroppo queste storie di diagnosi inizialmente errate o superficiali le ho sentite spesso nel gruppo e, capirete bene, perdere tempo in questi casi non è una buona cosa.
Proprio per questo è importante sostenere la ricerca, non solo per nuove possibili cure, ma anche per la divulgazione e la corretta formazione dei medici che devono saper diagnosticare e curare questo tipo di malattie.

La prevenzione è fondamentale e non conosce età
A nessuno piace sentir parlare di cancro, lo so,  e qui dentro siamo tutte giovani, ma sono pochi gli accorgimenti che dobbiamo tenere presente per essere serene: auto-controllo con la palpazione e, per una maggior sicurezza, anche un controllo saltuario dal senologo.
La palpazione del seno viene comunque fatta anche dal ginecologo durante una normale visita.
Non abbiate paura e fatevi controllare.


Raccontare e divulgare è importante
La cosa che mi ha colpito di più di Cristina è come sia riuscita mantenere un animo positivo durante tutto il suo percorso e come abbia raccontato la sua esperienza, alla fine positiva, con le pink e con il suo progetto fotografico. 
Perché importante raccontare?
Perché può servire trovare un racconto positivo a chiunque si trovi in un momento di buio e di difficoltà.

Ora, come sempre, vi lascio i compiti da fare a casa:



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