07 nov 2016

La questione Crocs e la moda che non ce la fa

Nel fulgore di questo lunedì di inizio settimana, sperando che abbiate ancora i residui di un felice weekend col cervello rilassato e bendisposto, tenterò l'indottrinamento delle genti meglio di un adepto di Scientology.
Le Crocs sono ciabatte. Ciabatte = calzature che non devono uscire dal raggio domestico della superficie abitativa, del verde e della cementificazione circostante. Quindi casa, giardino, cortile. Va bene anche aia, fattoria, orto.
Apriamo l'eccezione per le spiagge coi sassi e per una rapida uscita di casa al solo scopo di gettare l'immondizia nei bidoni di fronte e capiamo l'utilità che ne possono trarre le professioni di cuoco, giardiniere e infermiere.
Tutto il resto è deriva fashion.


La colpa è di Christopher Kane, che si pronuncerebbe chein ma che per l'occasione sarebbe opportuno leggere anche così come si scrive, kane.
Cosa fa Christopher Cane? Prende le Crocs, ci attacca i minerali che collezionava da bambino con le uscite settimanali di Gemme dal Mondo e le butta in passerella alla London Fashion Week.
Cane ci intorta col pippone sociologico ispirazionale del ritorno alla campagna e della relazione tra vita agreste e lifestyle da città metropolitana.
E c'ha pure ragione: siamo usciti in pigiama, con gli Ugg e coi ciabattazzi e vuoi non andare a cena alla Casa Bianca vestita di lurex e Crocs?
Come chicca aggiuntiva farei notare che manco Wikipedia ce la fa a definire le Crocs poiché le descrive testualmente come una sorta di zoccoli in plastica leggera.
Ma se l'idea vi piace tanto, potete prendere un paio di Crocs tarocche (il Carrefour le vende di un bel verde prato a € 5,90) e attaccarci sopra dei pezzi di agata concrezionata, di malachite botroidale o di amianto fibroso. Troppa moda assicurata.







Il tema della campagna mi sa che ricorre nelle 50 sfumature di letame
in cui ha proposto le Crocs Gemmology



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