27 mar 2017

Vorremmo essere fàighe anche in ospedale vs. vita vera


L'idea di un ricovero in ospedale è sempre un dramma: già di base la ragione in sè sarebbe sufficiente a scatenare l'ansia, poi, augurandoci sempre che si tratti di una manutenzione di facile risoluzione, c'è anche la questione aspetto inquietante: capelli di merda, no trucco, peli superflui.

Qui su Marte c'è la vita very, tra borse, scarpe, gossip, voglia di diventare ricche e scofanate di pastasciutta ci è capitato di andare a fare qualche blogtour in ospedale: io annovero un'ernia al disco e un fibroma uterino, Rossana un incidente stradale in cui i giornali locali l'hanno simpaticamente data per morta.
Ma come si svolge la disperazione da ricovero ospedaliero?




Solitamente entri in ospedale con una borsa piena di trecce d'aglio, cornetti napoletani, scongiuri del mago Otelma pigiami e camicie da notte decenti appena presi da Intimissimi per l'occasione, pantofoline di Oysho o di Zara, club degli epilatori riuniti, piastra per capelli e una beauty bag minimal alla Kim Kardashian.

Obiettivo: cambiarsi due outfit pigiamosi al giorno, sfruttare il tempo libero per imparare l'arte del contouring e/o il trucco sposa di Clio Make Up, profumare sempre di mughetto e risultare la nuova Madre Natura agli occhi di tutti i parenti e gli amici che arriveranno a riempirci di cioccolatini, fiori, novità di Feltrinelli e pupazzi Trudy.

Prendiamo esempio da Ornella Muti, diva e donna anche in ospedale,
sprezzante persino della perplessa suora sudamericana

Vita vera: con la flebo al braccio dove cacchio vai, con la morfina in corpo cosa cacchio fai.
Super bonus: vicina di letto di 88 anni che russa all day long ma di notte è sveglia come un grillo e rovista nei sacchetti di plastica alla ricerca della giovinezza perduta, nazi-infermiere che ti sgamano persino il velo di cipria impalpabile e te la fanno togliere per umiliare la tua pelle color anestesia totale.

I capelli sono il peggior dramma specie se sei abituata a lavarli un giorno sì e uno no, ma ricaviamo le opportunità anche dal disagio: perfetta testimonial per il capello Pantene l'olio Farchioni. Ovviamente non hai lo shampoo secco, ovviamente non lo vendono nel raggio di 30km, ovviamente hanno tolto il servizio parrucchiere dall'ospedale proprio l'anno scorso. Cruenti barbari.

Passi le giornate pregando che ti dimettano prima che i parenti organizzino la trasferta in autobus per vedere da vicino quanto fai schifo stai male. E invece tutti presenti all'appello coi cugini che ti riprendono su Snapchat e su Stories così, per amore della vita social.

E come ignorare la minaccia del baffo, perché il pelo sulle gambe sta sotto al lenzuolo dal quale non uscirai mai più ma la faccia rimane in bella vista: immaginatevi un ricovero con un braccio immobilizzato e l'impossibilità di nascondersi sotto le coperte per spinzettare la peluria sopra al labbro. Una ricrescita abbandonata a se stessa into the wild. Vi guarderete allo specchio e realizzerete che in sala operatoria è avvenuto uno scambio di identità, una mutazione genetica, un esorcismo: da diva e donna a maschio messicano nell'età dell'adolescenza.

Adesso capite perché è importante pensare alla salute???

Scegliamo gli ospedali che ci fanno tenere la manicure a mandorla
che ci illude che gli altri non vedano il gonfiore suino degli arti 

Shooting ospedalieri che meritano l'instagram


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