08 set 2017

Letture estive e consigli letterari non richiesti

Le mie letture hanno una bipolarità imbarazzante perché passo agevolmente da polpettoni  russi di secoli dimenticati ai fumetti dei supereroi, il tutto senza alcuna vergogna.
In questi sono riuscita, non so nemmeno io come, a ritagliare un po' di tempo sparso e di concentrazione per leggere qualche romanzo.
Il primo della lista, quello che mi ha stupito di più e che ha smosso il mio più grande entusiasmo è stata L'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio.
La storia è ambientata in Abruzzo e la protagonista è una ragazzina di tredici anni riportata (Arminuta significa proprio “la ritornata”) improvvisamente ai suoi genitori biologici.
Ero in totale letargo emozionale da lettura da tanti mesi e questo romanzo mi ha fatto sostanzialmente gridare al miracolo per quanto è bello e pieno di grazia.

“Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. 
Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. 
È un vuoto persistente, che conosco ma non supero. 
Gira la testa a guardarci dentro. 
Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia.
 La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure.” 





Questo libri di Paolo Cognetti l'ho letto in realtà ad inizio dell'anno ed ero convinta di averne già parlato qui, ma mi sbagliavo.
Ne avrete sentito parlare tutti de Le Otto Montagne perché ha vinto, meritatamente, il premio strega.
Cognetti ha uno stile di scrittura meraviglioso, i suoi romanzi sono molto semplici, puliti, ma immensamente evocativi.
Questo è il racconto di un'amicizia maschile, nata nella giovinezza sulle montagne piemontesi del gruppo del Rosa, e del suo sviluppo durante gli anni.
In mezzo, la montagna.

"Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente."




Marta la conosco, siamo "amiche" di internet.
Non ci siamo mai viste di persona, ma ci conosciamo, ci leggiamo e ci stimiamo.
Quando mi ha detto "Ehi, ho scritto un romanzo, ti va di leggerlo?" ovviamente ho accettato con entusiasmo perché Il Diario di una Snob è uno dei pochi blog che leggo sempre, da anni.
Grande Era Onirica è un racconto sofferto e sporco di un disturbo psichiatrico in costante evoluzione.
La scrittura 


"Se c’è una cosa che so, è che il passato si armonizza. La vita ripete inesorabile gli stessi errori, i luoghi attirano su di loro gli stessi eventi: non c’è possibilità di scampo, di uscita."

"Ci sono quelle che chiamo Grande Ere Oniriche. Le Grandi Ere Oniriche sono strettamente collegate alle mie dipendenze, e all'interno delle Grande Ere Oniriche posso riconoscere i fili conduttori delle sostanze, qualcosa di chimico che lega assieme gli spasmi notturni della corteccia prefrontale e sembra quasi dar loro un senso. "



Libro vecchio, datato anni 80, ma che non avevo mai letto.
Manca la trama, il filo rosso, una sorta di logica minima nel racconto, ma sono tutte storie brevi, pensieri e guizzi a volte terribilmente suggestivi.
Motel Chronicles è indubbiamente un libro molto poetico ed evocativo sull'America.

Stasera
Stanno innaffiando il cimitero di Cody, Wyoming
Un vento secco soffia sulle Tribune del Rodeo
L'Inno Nazionale fluttua sulla prateria
Cantato senza convinzione
Cantato per amor di convenzione







Capitolo rilettura

Franzen o lo si ama o lo si detesta, cosa comprensibile visto il suo malcelato snobbismo che regala ad ogni intervista.
In fin dei conti credo sia consapevole di essere ritenuto da una buona parte della popolazione mondiale il miglior scrittore vivente.
C'è gente che se la sente calda per 1000 like ad un selfie su Instagram, vuoi far le pulci ad uno come Franzen?
Le correzioni di Franzen lo considero un classico da leggere anche solo per capire come dovrebbe scrivere qualcuno che voglia spacciarsi per scrittore.
Sono alla terza rilettura e amo anche le interviste di Franzen.

“La triste verità era che non tutti potevano essere straordinari, non tutti potevano essere estremamente cool; perché in questo modo non ci sarebbero più state persone comuni. Chi avrebbe sostenuto il ruolo ingrato di essere relativamente non-cool?” 





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