16 ott 2017

Abbonamenti Netflix, Spotify e Audible: 10 euro è un prezzo giusto?

Perché la povertà fa fare simili ragionamenti, amici?
Se fossimo tutti allegramente milionari, ogni giorno potremmo selezionare home decor a pacchi sul sito di Williams-Sonoma senza preoccuparci della stangata della dogana, i preferiti dello shopping fiero e potente si chiamerebbero My Theresa, Luisa Via Roma, The Outnet, Matchesfashion.
Zara sarebbe solo una fermata della metropolitana e H&M un ricordo sbiadito della nostra vita precedente.
Anziché prendere il regionale per andare a Milano potremmo prendere un volo per Londra, fare shopping da Harrod's, mangiare una Shepherd's Pie, sbirciare le aste di Sotheby's, bere un english tea delle cinque e tornare a casa in tempo per guardare Il paradiso delle signore.

E invece ancora nulla, poraccitudine has no limits e si spendono riflessioni sulle priorità anche quando si parla di 10 euro.

10 euro è proprio il costo medio mensile di un abbonamento ai servizi di svago più interessanti dell'ultimo periodo: prendo ad esempio Netflix, Spotify ed Audible perché sono i più noti e perché rappresentano tre categorie differenti di intrattenimento, streaming tv, musica e libri (audio da ascoltare con Audible oppure libri da leggere con Kindle Unlimited).


Il mio amico di giù mi dice sempre: il problema non è LA dieci euro.
E c'ha ragione perché qui si parla di continuità del servizio, di abbonamento: 10 euro colmano il piacere di un mese, ma il mese dopo? E soprattutto: se sono interessata a tutti i servizi questi 10 euro diventano 30 per ciascun mese e dunque pesano di più.


Spesso mi è capitato di riflettere se questi 10 euro, o 9,99 che siano, possano essere considerati un prezzo giusto, sia per noi utenti che per le società che emettono il servizio.
Partendo dall'ovvio presupposto per cui meno si paga e meglio è allora il ragionamento successivo va alle tasche del fornitore: quando si parla di un servizio erogato a prescindere dal consumo (non è energia elettrica o gas), il fornitore sostiene dei costi medi uguali che vanno da 0 a X e vengo a spiegarla facile.
Se Netflix carica sul server tutta la serie di Narcos, che la vedano 3 abbonati o che la vedano in 300 i suoi costi sostenuti sono senz'altro uguali. Se si supera il numero X che non ci è dato sapere, sicuramente i costi aumentano (potenziamento dei server, manutenzione e servizio clienti) ma rimangono stabili per l'incremento di un altro blocco numerico di utenti fino alla successiva incognita.
Per giungere alla facile conclusione: se i prezzi fossero più bassi probabilmente ci sarebbero molti più abbonati, compresi forse i fedelissimi della pirateria. E qualche euro si potrebbe anche tagliare.


Ringraziamo tutti per il mese di prova gratuito che probabilmente molti avranno sfruttato con gli indirizzi email di tutti i parenti falsando le statistiche sull'età media di fruizione del servizio (tipo la nonna di 90 anni che guarda Suburra) e grazie a Spotify che senza pagare offre comunque la possibilità di ascoltare la musica con tutte le limitazioni del caso, ma amici, se voi costaste meno avreste più fedelissimi che oltre a portar monete porterebbero anche risonanza al vostro marchio che si consoliderebbe come must have irrinunciabile.

Per ora la soluzione di risparmio sta nella scelta di cosa effettivamente ci interessa di più, limitandola al periodo in cui si ammortizza di più: l'abbonamento a Netflix solo nel periodo in cui c'è X-Factor o Masterchef, Spotify Premium solo a dicembre in cui mi sparo tutte le compilation del Natale, Now TV quando sarà uscita la nuova serie di Riccanza.
Ah, qualcuno ricorre a strategie di abbonamento condiviso: potendo ad esempio vedere Netflix su più dispositivi, si crea un gruppo di amici col quale si suddivide il costo.



Ma tutto questo ragionamento poraccio mi fa tornare alla mente il mio operatore Vodafone preferito che mi disse che la tariffa telefonica più conveniente era fare lo squillo e farsi richiamare. Ok.



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