C’è chi prova a toglierci ogni speranza con “l’unica cosa che arresta la caduta dei capelli è il pavimento” (una delle battute preferite di mio papà) e chi invece, fiero e potente, prova ogni rimedio pur di rallentare la caduta e favorire la crescita della nostra preziosa chioma.
Simona Ventura ci direbbe “crederci sempre, arrendersi mai” ma anche la storia ci dice che siamo dalla parte giusta perché la cura dei capelli è da sempre in cima a tutte le ossessioni umane, prima ancora delle creme antirughe e delle diete detox. Re, regine, poeti, divi e comuni mortali: siamo in buona compagnia perché tutti, da millenni, combattono la stessa battaglia silenziosa contro la forza di gravità follicolare.

Tra storia, miti e verità: 10 curiosità sulla caduta dei capelli che devi conoscere
1. I faraoni e la calvizie nelle tombe dell’antico Egitto
Con tutte le volte che a scuola ci hanno ripetuto quanto fosse miracoloso il limo che usciva dalle acque del Nilo rendendo fertili i campi… beh, vi dico che la me egiziana avrebbe passato il giorno a spalmarsi la cute con maschere di fango del fiume.
Le notizie storiche che ci pervengono invece non accennano a questo beauty tip, bensì ci raccontano che i faraoni (uomini e donne) usavano unguenti composti da grassi animali, oli vegetali (come sesamo e ricino), cera d’api e resine profumate. Non tanto per curare la caduta dei capelli, quanto per lucidare la cute, profumarsi e mascherare eventuali diradamenti.
E quando i capelli latitavano, entravano in scena le parrucche reali, simbolo di status, potere e immortalità estetica, che ci fan capire che la lotta contro i capelli diradati parte da millenni fa.

2. Le parrucche dei francesi: il Re Sole e Maria Antonietta
Saltiamo di qualche secolo e arriviamo al Settecento francese. Le corti erano un tripudio di pouf, ciprie e impalcature degne di un bonus edilizia. Va detto che le parrucche del Settecento servivano a nascondere stempiature, alopecie e cadute precoci (molto diffuse per scarsa igiene e infezioni dell’epoca) e furono introdotte da Luigi XIV, il Re Sole. Fu proprio il Re che, per mascherare la sua precoce calvizie, ebbe la geniale intuizione di trasformare la parrucca (detta perruque) da semplice protesi a simbolo di status e potere assoluto. La nobiltà fu costretta a imitarlo, elevando un difetto fisico a tendenza beauty in tutta Europa.
E come non menzionare Maria Antonietta, regina fashionista piena di segreti di bellezza, che indossava parrucche monumentali con le quali faticava persino a entrare nelle carrozze!

3. Indossare un cappello fa cadere i capelli: il mito da sfatare
Se c’è un mito duro a morire è quello del cappello colpevole, ma diciamolo chiaramente: indossare un cappello non provoca caduta dei capelli, anzi, specialmente d’estate il cappello è un vero alleato perché protegge il cuoio capelluto dal sole, dallo stress ossidativo e dagli sbalzi termici che spesso si trasformano in un mini-shock per i follicoli, con caduta visibile nei mesi successivi.
Se da settembre-ottobre notiamo più capelli nella spazzola, è la fisiologia stagionale che presenta il conto. E qui può entrare in scena un buon gesto cosmetico come l’uso di uno shampoo per la caduta dei capelli, utile per accompagnare la cute in questa fase di transizione e rigenerazione.

4. Il ruolo dello stress nella salute dei capelli: ne hanno parlato anche Arisa e Alessandra Amoroso
Negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli studi che collegano periodi di stress acuto o malattia al fenomeno noto come telogen effluvium, ovvero la caduta diffusa e temporanea di capelli (cosa che ad esempio è accaduta a molti dopo il Covid). È un aspetto interessante e utile da considerare perché sposta l’attenzione dall’estetica alla questione di funzione biologica.
Quando cominciamo a vedere capelli sul cuscino o sul lavandino, può essere che il corpo ci stia mandando un SOS. Curare il cuoio capelluto (massaggi leggeri, prodotti mirati, alimentazione corretta, routine costante) aiuta a far ripartire la salute dei capelli, insieme soprattutto a una cura del nostro equilibrio psico-fisico.
E di questo legame tra testa e cuore hanno parlato anche le cantanti italiane: Alessandra Amoroso ha messo in luce la correlazione tra psiche e chioma parlando della sua battaglia contro l’alopecia da stress, dimostrando che la pressione emotiva si manifesta chiaramente in diradamenti visibili. Ancora più intimo è il caso di Arisa, che ha rivelato di soffrire di tricotillomania, un disturbo che la spinge a strappare i suoi stessi capelli, tanto che le sue acconciature rasate sono spesso un espediente per gestire il problema.


5. La genetica (e non solo) è protagonista nella caduta dei capelli
Possiamo avere tutte le maschere glam e tutti i trattamenti trend, ma se i follicoli sono sensibili agli androgeni (ovvero al DHT ormone diidrotestosterone) la questione è più complessa e risponde al nome di alopecia androgenetica, sia maschile che femminile. Questo non vuol dire che ci si deve rassegnare, ma che il consiglio è: prima identificare, poi agire. Un controllo dal tricologo può aiutare a capire se c’è un problema di routine e di cura dei capelli, oppure se c’è altro da gestire in modo più tecnico.
6. Le tecniche moderne: dal trapianto alla rigenerazione
Oggi il mondo della tricologia ha fatto passi da gigante: le tecniche come la FUE (Follicular Unit Extraction) o metodi rigenerativi sono molto usate dai vip e non solo. Tra i cantanti italiani, citiamo ad esempio Marco Masini e Raf che si sono mostrati con un aspetto tricologico rinnovato; il primo ha senz’altro fatto un trapianto (lo aveva dichiarato), mentre per il secondo si può pensare che abbia fatto una tricopigmentazione.
Questa curiosità non solo è gossip, ma ci ricorda che ci sono vere soluzioni cliniche (da valutare con il dermatologo tricologo) e che la prevenzione può cominciare molto prima di un intervento, anche con i migliori prodotti per far crescere i capelli disponibili sul mercato.


7. Capelli d’artista: Petrarca avrebbe sicuramente fatto il trapianto
La storia della letteratura è costellata di grandi figure che hanno avuto a che fare col diradamento dei capelli. In uno studio sul Canzoniere, si ipotizza che Francesco Petrarca provasse parecchia vergogna per la sua incipiente calvizie, tanto da rivolgersi ai suoi capelli radi in forma di apostrofe poetica.
Possiamo citare anche William Shakespeare e Leonardo da Vinci, che ricordiamo per i loro ritratti dalla fronte alta e chiari segni di stempiatura o diradamento.

8. Occhio allo styling: Keira Knightley lo sa
Dovremmo sapere bene che l’utilizzo frequente di strumenti per lo styling come piastre, arricciacapelli e phon ad alte temperature, può danneggiare la struttura del capello, rendendolo più fragile e incline alla rottura. In caso di capelli fragili, è consigliabile contenere l’uso di questi dispositivi e proteggere i capelli con prodotti termoprotettivi prima del calore di asciugatura e piega.
L’attrice Keira Knightley ha rivelato che, dopo anni di colorazioni estreme, styling incessanti e stress da set, la sua chioma si era danneggiata così tanto da costringerla al travestimento. Ha confessato di aver usato parrucche per ben cinque anni (anche durante le riprese di Pirati dei Caraibi, dove sfoggiava lunghi capelli lucidi) per dare ai suoi capelli il tempo di riprendersi e non cadere del tutto.

9. Beati i topi
Siccome l’argomento bellezza e salute dei capelli mi interessa sempre molto, faccio spesso caso agli articoli nei quali annunciano grandi scoperte sul pelo dei topi che ricresce, diventa più scuro, folto, lucido, brillante, splendente! Molti studi tricologici sono condotti su modelli animali (topi) ma il problema è che quello che funziona nel topo non sempre funziona sull’uomo.
Una recente ricerca ha evidenziato le differenze biologiche tra peli e capelli umani rispetto al vello dei roditori: fisiologia del follicolo, risposte ormonali, rigenerazione, tutto è diverso.
E allora ci rallegriamo per Fievel, Ratatouille e compagnia bella ma noi muti alle prese con la caduta stagionale e la doccia piena delle nostre parrucche.
10. Curiosità Golosa: il Brunch è il miglior amico dei capelli
È risaputo che la salute dei capelli passa attraverso una buona alimentazione e c’è una via decisamente golosa da sfruttare: il brunch. Se nel menu scegliamo i piatti giusti, possiamo fare il pieno dei nutrienti fondamentali per la cheratina.
I piatti salati, a base di salmone affumicato e uova (magari con un contorno di avocado), sono un tris d’oro: le uova forniscono la preziosa biotina e proteine, il salmone e l’avocado sono carichi di omega-3, grassi buoni che idratano il cuoio capelluto e combattono la secchezza.
I pancake con frutta secca (noci, mandorle) e semi (chia, lino, zucca) sono il dessert hair-friendly. La frutta secca è ricca di zinco e selenio, minerali essenziali per la robustezza del follicolo, e di vitamina E, un potente antiossidante. La combinazione di questi elementi rende il pasto molto invitante e, allo stesso tempo, fornisce i mattoncini per capelli più forti, luminosi e resistenti.

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