La Preside, la nuova fiction Rai andata in onda nelle ultime settimane ha dominato il prime time, soprattutto nel finale di stagione. Gli affezionatissimi al genere l’hanno seguita sia in prima TV che sul RaiPlay. Ma Luisa Ranieri è stata davvero la scelta più adatta a ricoprire il ruolo della preside?
La figura da cui prende ispirazione la serie è Eugenia Carfora, la pioniera che ha riqualificato una scuola secondaria di secondo grado a Caivano, risollevando le sorti di numerosi ragazzi in un quartiere difficile della provincia di Napoli.

Sicuramente, per attirare il pubblico da casa, è importante scegliere attrici avvenenti e, soprattutto, già amate dai telespettatori e la Ranieri, con Lolita Lobosco, ha conquistato il cuore di tutti gli italiani. Abbiamo amato le sue forme e i suoi colori dalle prime battute in TV, quando recitava “Antò, fa caldo!”. Era proprio lei, Luisa Ranieri, moglie di Luca Zingaretti. A quanto pare, è proprio quest’ultimo ad avere avuto l’idea di trasporre cinematograficamente la storia della preside di Caivano in una fiction Rai.

La stessa Luisa Ranieri ha raccontato in un’intervista di aver proposto al marito di dare un’occhiata alla storia di Eugenia Carfora, perché l’aveva colpita moltissimo.
Probabilmente non credeva che il marito ne avrebbe tratto un prodotto di successo con lei come protagonista, ma chi altri avrebbe potuto sostituire la Luisona nazionale?
Se però mettiamo a confronto la figura di Eugenia Carfora con quella di Luisa Ranieri, non possiamo fare a meno di sottolineare che le due non abbiano la stessa fisicità, né la stessa età. Condividono solo l’origine napoletana e, nella fiction, la stessa tinta bionda (che, se fossi stata nella produzione, avrei volentieri risparmiato).

Ma la serie è davvero conforme alla storia di Eugenia Carfora? Direi di no, soprattutto per la parte romanzata in cui la preside interpretata dalla Ranieri flirta con chiunque. Ammicca al magistrato, fa innamorare il professore di italiano e strizza l’occhio a diversi personaggi. È vero che bisogna mantenere alto l’umore e non scendere nel pietismo drammatico per raccontare una storia di denuncia come quella dell’istituto e della preside in questione, ma così si sfiora lo stile di Nicholas Sparks.
La narrazione è infarcita di luoghi comuni: sembra quasi di guardare un remake di Mare Fuori, ricalcandone lo stile e i cliché. Con un’unica, sostanziale differenza: lo vedete nella serie ma a Caivano il mare non c’è. E forse, per raccontare davvero quella realtà, sarebbe bastato restare con i piedi per terra, senza cercare a tutti i costi l’onda del successo altrui.
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