Sydney Sweeney lancia un brand di intimo inclusivo. E altre frasi che non pensavamo di leggere nel 2026.
Eppure signore e signori, eccoci di nuovo qui. C’è stato il periodo in cui le star si dilettavano a creare linee di costumi da bagno, poi quello della skincare e del make-up e adesso vanno alla grande lingerie e integratori vari. E non dimentichiamoci della candela di Gwyneth Paltrow.
Potevamo fare al meno del brand di intimo di Sydney Sweeney? Evidentemente no. La biondissima attrice americana, tra una stagione di Euphoria e pacchi di polemiche online, ha deciso di regalarci il suo personalissimo contributo all’umanità: un marchio di lingerie con 44 taglie.

Quaranta. Quattro.
Ripetiamolo lentamente, come quando cerchiamo di capire se ci hanno calcolato correttamente le ferie nel cedolino.
44 a casa mia erano i gatti
La domanda sorge spontanea, come direbbe qualcuno: 44 taglie di cosa, esattamente?
Cioè, è tipo la questione delle shades di fondotinta?

Perché concedetemelo, quando l’inclusività viene raccontata da una donna che incarna letteralmente l’ideale estetico dominante – seno prosperoso, vita microscopica, faccia d’angelo ma non come Felice Maniero – il dubbio è lecito. Soprattutto perché, al momento almeno, l’unico volto (facendo finta che ci interessi il volto) del brand è proprio lei.


Quindi mi permetto di fare qualche ipotesi. Quarantaquattro taglie del brand di intimo di Sydney Sweeney vanno dalla XS alla XL ma con all’interno un’infinita quantità di numeri come nella matematica che ci spiegavano al liceo? Cioè, Sydney mi stai chiedendo di calcolare un limite? Devo ritrovarmi a capire seno e coseno? (Spero che il gioco di parole sia chiaro altrimenti mi butto dal quinto piano).
Devo giocare le taglie al lotto? Seguo la smorfia napoletana? Chiediamo per un’amica. Anzi, per 43 amiche a ‘sto punto.
Il numero 28 comunque sono ‘E zizze. Segnalo Sydney, che qui si fa informazione seria.
Qualche dettaglio in più sul brand di intimo di Sydney Sweeney
Fermo restando che è già praticamente tutto sold out, cerchiamo di capire qualcosa in più sul suo nuovo marchio di biancheria intima.
SYRN, che si pronuncia saɪɹən, quasi come la parola siren, per la cronaca, è quasi una contrazione astratta del nome della nostra Sydney. Un suono che di fatto ce la ricorda, senza nominarla esplicitamente.

Il marchio si articola in quattro “mood” ufficiali, che sono poi le quattro personalità che, secondo il brand di Sydney, ogni donna deve saper incarnare, possibilmente nello stesso giorno.
Quindi, quando vi dicono che avete la personalità multipla, di fatto vi stanno facendo un complimento.


Qui il menù propone: la donna Comfy, con una linea comoda, in cotone, con qualche rimando maschile; la linea Playful per l’idea di sensualità leggera; la donna Romantic con pizzi e trasparenze delicate e infine la linea “sensuale predatrice” Seductress, con pizzi, ganci e pelle.
Particolarmente innovativo? Decisamente no. Ce lo stanno vendendo come la trovata del secolo? Esatto.
Il messaggio è chiaro: non importa che tu ti sia svegliata mutanda della nonna o cinquanta sfumature di latex, Syrn può aiutarti, quindi compra.


Almeno pare non costi un capitale…
Un punto a favore, va detto, è il prezzo: la maggior parte dei capi costa meno di 100 dollari.
Che nel grande schema delle cose della lingerie “celebrity-owned” equivale a dirci: tranquille, non serve ipotecare casa per essere parte del nostro circolino.
È una fascia di prezzo studiata bene: abbastanza accessibile da sembrare inclusiva, abbastanza alta da non sembrare fast fashion.

I miei 2 cent sull’argomento
Il punto non è se il brand sia bello, anche perché di fatto, per quello che ho visto, lo è. Forse il punto non è nemmeno se sia davvero inclusivo.
Il punto è che viviamo in un momento storico meravigliosamente contraddittorio dove l’inclusività è diventata un requisito, ma di fatto la perfezione è ancora il modello, mentre il marketing riesce a farti credere (o almeno ci prova) che queste due cose coincidano.
C’è un altro punto poi: Sydney Sweeney è stata accusata praticamente di qualsiasi cosa: di essere troppo sexy, non abbastanza consapevole, troppo consapevole, vittima dello sguardo maschile e contemporaneamente colpevole di sfruttarlo. Con questo brand di intimo, la domanda è tornata puntuale: è una presa di potere sul proprio corpo o è solo un modo molto elegante di monetizzarlo?
Mai come oggi, ai posteri l’ardua sentenza.
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