Prima ho googolato, poi ho sbagliato il nome, poi me lo sono dimenticato e l’ho chiesto di nuovo a Gloria che fa da badante a tutta la redazione marziana. Poi ho googolato di nuovo con scarsa convinzione, sussurrando tra me e me: “ma chi è Lillian Moller Gilbreth?” (aggiungeteci pure qualche leggera imprecazione a vostro piacimento). Ecco, mi sembra quindi giusto condividere con voi tutto quello che ho imparato su Lillian Moller Gilbreth. O meglio, sulla donna che ha letteralmente inventato il modo in cui ci muoviamo in casa. Magari poi ve lo chiede Gerry Scotti per darvi un milione, e ci ringrazierete.
Ecco cosa ho imparato su Lillian
La cosa curiosa è che come prima notizia sul web troverete che Lillian è stata madre di 12 figli, e che due di loro hanno scritto un libro che sarebbe poi diventato un film, Dodici lo chiamano papà.

Ma poi si scopre che la signora Moller Gilbreth è stata molto di più: psicologa, ingegnera, la prima donna dell’università della California a tenere un discorso durante la cerimonia della consegna della laurea (come Rory Gilmore, ma qui era il 16 maggio del 1900), una delle prime donne a conseguire un dottorato in psicologia alla Brown University. E oggi è celebrata come la “Madre del Management Moderno”, perché fu la prima a capire che per lavorare bene non servono solo macchine veloci, ma anche una mente riposata e un ambiente accogliente.

Psicologia sì, ma non aspettatevi il lettino e un quaderno per prendere appunti: a Moller Gilbreth interessa l’aspetto più dinamico della mente, il modo in cui il corpo si muove per compiere una determinata azione e il modo in cui rendere quel muoversi più efficiente. Insieme al marito Frank, brevettò il “Motion Study” (lo studio del movimento), analizzando ogni micro-gesto per eliminare la fatica inutile. (Sì, l’aver avuto dodici figli e un marito per casa l’ha decisamente spinta a trovare una soluzione per gestire quel traffico).

L’esperimento della torta alle fragole e l’invenzione della cucina ergonomica
E, visto che nell’America tradizionale il posto della donna è in cucina, Moller Gilbreth ha preso tutti in parola e ha fatto della cucina il suo campo d’azione. Obiettivo: la razionalizzazione degli spazi in modo che ogni movimento fosse finalizzato ad uno scopo, senza inutile dispendio di energie e di tempo. Per esempio: il posto dove tenete il caffè è vicino ai cucchiaini? Ecco, siete – letteralmente – sulla buona strada. E Lillian l’ha mostrato in maniera scientifica, con un vero esperimento: l’esperimento della torta alle fragole.

Si parte da una rigorosa osservazione scientifica, fatta di video, foto e misurazioni cronometriche, per capire quanti e quali movimenti si fanno per preparare una torta alle fragole. Il risultato è un disastro: una cinquantina di passaggi prima di poter finalmente mettere le mani su una fetta di dolce. Tuttavia, grazie alle indicazioni di Lillian e alla disposizione ad L degli elementi della cucina, con un triangolo di lavoro perfettamente organizzato, i movimenti si dimezzano, il tempo si ottimizza, la fatica diminuisce.
È a lei che dobbiamo il “Triangolo di Lavoro”, l’idea che lavello, fornelli e frigorifero debbano formare un triangolo immaginario per ridurre i passi. Ma non solo: Lillian ha inventato anche il pedale della pattumiera e i ripiani interni alla porta del frigorifero (proprio quelli che oggi qualcuna si prende la briga di arredare con il fridgescaping!).

Nella libreria digitale della Cornell University, potete leggere gratis il suo libro fondamentale: The Homemaker and Her Job (D. Appleton and Company, 1927).
In questo testo, Lillian applica per la prima volta i principi del Scientific Management (il taylorismo) alla casa. La sua tesi era rivoluzionaria per l’epoca: la casalinga non è una “serva”, ma una “manager domestica” che deve ottimizzare le risorse per avere più tempo per sé e per i figli.

E ora vi concedo un attimo di pausa per andare a verificare com’è disposta la vostra cucina. Fatto?
Ecco, se la disposizione dei mobili segue una forma ad L, o ancor meglio ad U, sappiate che è merito degli studi di Lillian se oggi quegli spazi sono così vicini e funzionali: fu lei la prima a disegnare una cucina come un ‘flusso continuo’ per risparmiarci chilometri tra i fornelli.
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