C’è chi arreda il frigorifero come una galleria d’arte (storie vere) e chi, seguendo gli ultimi trend di TikTok, sta decidendo di trasformare la propria borsa per evitare le notifiche moleste e lo scrolling compulsivo. Benvenuti nella fase analog bag, di cui – anacronisticamente – veniamo a conoscenza proprio dai social. Pensate un attimo agli ultimi contenuti che avete visto: ci saranno sicuramente dei video di persone che estraggono dalle loro borse tutto tranne che caricabatterie e altri ammennicoli digitali. Giusto?



Pensavo fosse un’impressione solo mia quella del disagio legato alle notifiche e invece mai solo io, il disagio dilaga e si espande come i gas. Siamo passati dal controllare compulsivamente le applicazioni per la conta dei like e delle views al silenziare tutti i device e a nasconderli ben bene nelle tasche più profonde delle borse. Come per gli abbonamenti ai canali di streaming, si sta avendo una crescente disconnessione digitale e un progressivo ritorno all’analogico, trasformando inevitabilmente anche il contenuto delle nostre borse.
Che cos’è un’analog bag e cosa c’è dentro
Potere della borsa di Mary Poppins vieni a noi, sì perché con il ritorno all’analogico aumentano sia gli oggetti all’interno del nostro contenitore che il suo peso specifico. Belle le pouch bag ma tiriamo fuori dall’armadio le borse XXL per infilarci dentro tutti quegli oggetti che non necessitano di connessione internet e di una batteria per la ricarica. Potreste pensare che siano difficili da reperire e invece non è così, tutte abbiamo almeno un paio di scatole non si sa mai nell’armadio e cassetti pieni di hobby mai iniziati o finiti troppo presto.


Potrebbe sembrare un accanimento contro la tecnologia ma fermatevi un attimo a riflettere su quante volte parte lo scrolling compulsivo, mentre siamo in fila al supermercato o sui mezzi, invece di non fare nulla o, chessò, people watching. Dai, talvolta capita che scrolliamo senza sosta anche mentre guardiamo un film in TV! E la borsa analogica in tutto ciò? Non percepitela, appunto, come disprezzo della tecnologia: nasce con l’obiettivo di farci staccare dagli schermi nei momenti di pausa o attesa, rompendo l’automatismo dello scrolling. Riappropriarsi del tempo – con la lettura, il Sudoku, i cruciverba o il kit per fare la calzetta – è un vero atto di mindfulness che preserva anche la nostra salute mentale.


Il Rawdogging è un fenomeno virale esploso sulle piattaforme social che consiste nell’affrontare situazioni specifiche – come i lunghi voli intercontinentali – privandosi di qualsiasi forma di intrattenimento o stimolo esterno. In pratica, si scelgono di passare intere ore senza smartphone, musica, letture o cinema di bordo, restando concentrati esclusivamente sul momento presente (e sul sedile di fronte), con l’obiettivo estremo di forzare una disconnessione totale e testare la propria resistenza alla noia.
Tutto fuorché il raw dogging, per favore
Questa tendenza che arriva dalla Gen Z di viaggiare o stare all’aperto fissando il vuoto senza fare assolutamente nulla mi sembra un tantino eccessiva. C’è una sottile, ma fondamentale differenza tra il voler disconnettersi dal digitale e il decidere di auto-infliggersi ore di vuoto pneumatico. Se vedete persone con lo sguardo fisso, non sono diventate statue di sale perché hanno visto Medusa: stanno portando la noia all’estremo. L’analog bag nasce proprio per evitare questo e si pone come la via di mezzo ideale che combatte la dipendenza da smartphone senza costringerci a un’ascesi totale e punitiva. Ok staccare, ma almeno facciamolo con un buon libro.

Gli indispensabili per un’analog bag perfetta
Non serve una borsa speciale per realizzare la vostra migliore analog bag, ma se volete prendere la palla al balzo per un nuovo acquisto chi sono io per negarvi questo piacere? E non c’è nemmeno una formula universale per quel che ci sarà dentro, perché il contenuto riflette gusti e passioni di chi la porta.
Ecco qualche spunto per i pezzi cult da avere nella analog bag, uno spin-off del what’s in my bag ma con una serie di cose non tecnologiche:
- Un libro stampato, fatto di fogli da annusare e sfogliare. Preso al mercatino dell’usato, in negozio o dalla pila dei libri da leggere che occupa il 90% della superficie del comodino. Anche un’edizione cartacea di una fanzine indipendente, di quelle che si trovano solo nei bookshop dei musei.
- Una vecchia macchinetta fotografica da 12 megapixel che va a pile, analogica ma non troppo. Se non l’avete mai avuta, Vinted aiuta anche in questo caso e, digitando nella barra di ricerca macchina fotografica digitale, troverete la vostra nuova compattina. Se vogliamo esagerare ci sono anche le usa e getta che ci riportano ad assaporare l’attesa dello sviluppo e a ponderare meglio quanti e quali scatti fare.
- La Settimana Enigmistica, un Sudoku o le parole crociate, rigorosamente con gomma e matita, un passatempo sano, economico e nutriente per il cervello.




- Mini kit per acquerello e un taccuino da colorare, scarabocchiare e sul quale appuntare pensieri sparsi senza essere interrotte da notifiche moleste. Chissà poi che annotazione dopo annotazione non si trasformi in un meraviglioso diario di viaggio come quelli di Merel Djamila!
- Un lettore CD o il walkman per chi è davvero in fissa con il vintage. Un bel click sul tasto play e musica da ascoltare rigorosamente con le cuffie over-ear con cavo.
- Un mazzo di carte dei tarocchi per interrogare il destino (invece di Google Maps) quando ci sentiamo perse.
- Kit per l’uncinetto composto da un gomitolo colorato, un uncinetto e uno schema stampato. L’attività perfetta per chi ha le mani che prudono e vuole evitare lo scrolling compulsivo. In poche fermate di metro potresti ritrovarti con un nuova tote bag fatta a mano!



Io intanto ho tirato fuori dai cassetti un lettore CD e una piccola compattina per abbracciare un po’ di sano slow living. E voi, cosa mettereste nella vostra analog bag per staccare davvero? Ma soprattutto: vorreste staccare davvero?
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