Alla faccia della sobrietà, del quiet luxury e della vita minimalista, qualcuno un giorno si è svegliato e ha deciso di decorare la sua vita con gli strass adesivi, a partire da tutto il contenuto della borsa per poi strabordare anche sulla tazza preferita e sul frullino per montare il latte del cappuccino.
E venne pure il giorno in cui cominciammo a vedere foto di gatti tempestati di brillocchi e gemme colorate, domandandoci se il loro pelo fosse minato dagli adesivi o se fosse un nuovo prompt per abbellire le nostre foto.

Tutto ciò ha un nome, la viralità ha fatto la tendenza e noi siamo qui a parlarne, annoverando l’ennesimo fenomeno marziano chiamato bedazzling, ovvero la mania di tempestare qualunque cosa di cristalli colorati. Finché manteniamo un briciolo di lucidità fingiamo di prendere le distanze, per poi cedere alla tentazione di attaccare un adesivino, due, magari tre, fino a chiederci se davvero la tazza del nostro primo caffè del mattino debba iniziare a luccicare di riflessi prismatici.
La risposta, purtroppo, è sempre più spesso sì.
Il baratro è vicino.



Cosa significa bedazzling?
La parola arriva dall’inglese to bedazzle, cioè abbagliare, e indica in sostanza l’arte di ricoprire oggetti e accessori di strass, cristalli, gemme adesive, brillantini e decorazioni luccicanti.
Il concetto non è propriamente nuovo perché gli strass adesivi non sono certo arrivati ieri. Qualche anno fa ho regalato alle mie nipoti dei kit per fare il cosiddetto diamond painting, quei giochi in cui bisogna ricoprire un disegno o un oggetto con centinaia di minuscoli strass colorati, seguendo uno schema e aiutandosi con una pennina che raccoglie le pietruzze e permette di posizionarle una alla volta.



E chi ha avuto un’adolescenza tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila probabilmente conserva nella memoria almeno una superficie che avrebbe dovuto restare liscia e invece era stata allegramente ricoperta di pietre colorate. Diari, telefoni, fermagli, magliette, agende, trucchi, unghie hanno certamente avuto in dotazione almeno uno o due adesivi luccicanti che li hanno personalizzati.
Ecco appunto, uno o due.
La differenza che ho notato con la tendenza attuale è la quantità. Non due o tre adesivi come si usava all’epoca, forse costretti alla morigeratezza anche da un prezzo in proporzione più elevato, ma proprio tutto il foglietto di pietre trasferito sull’oggetto prescelto, ovvero tutto ciò che capita a tiro.
La custodia del telefono, il bicchiere, il gloss, il tubetto di crema, le cuffie, la borraccia, gli occhiali, il beauty case, la cover del laptop. E quando ci pare di aver esaurito le possibilità arriva qualche genio del male che bedazzla anche l’oggetto che non avevamo mai considerato decorabile.


Dalla torta di Kylie Jenner alla nostra tazza del caffè
La bedazzling mania ha preso velocità nell’estate 2026 e pare che uno dei catalizzatori sia stato il compleanno di Kylie Jenner, il cui buffet dei dolci comprendeva una torta bianca ricoperta di gemme colorate e decorazioni scintillanti. Da lì: copio io che copi tu, che replico che replichi tu e abbiamo visto i nostri feed di Instagram e TikTok trasformarsi nella gioielleria di Rita De Crescenzo.




La gen Z e le social addicted che più han perso il senso della misura stanno già facendo la felicità di chi commercia gemme adesive. (Ah, come ne sarebbe stata felice la cartoleria Fantasy davanti alle mie scuole medie!).
Ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui il trend piace e ha fatto presa: è una piccola trasformazione fai-da-te, immediata e relativamente economica che ci consente di prendere gli oggetti che abbiamo già e renderli completamente nostri.
O completamente inguardabili.


Bedazzling, ovvero come rendere esagerata una cosa che andava bene già così com’era
C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in questa necessità di personalizzare anche gli oggetti più normali affinché vivano di un racconto personale e manifestino creatività o discutibili raptus.
E qui arriva il collegamento con il cosiddetto whimsymaxxing, un termine che descrive più in generale la tendenza a inserire elementi giocosi, buffi, colorati o esagerati nella vita quotidiana. I pupazzi e i bag charms appesi alle borse sono un altro esempio di questa voglia di rendere più giocosi gli oggetti che usiamo tutti i giorni, e il bedazzling ne è semplicemente la manifestazione più luccicante.
Salutiamo Giorgio Armani, che ha trascorso una vita a educarci al greige ma, evidentemente saturi dei colori insaturi (pensiamo a quelle povere creature costrette a crescere in case bianche, beige e grigie, epurate da oggettistica e suppellettili perché “l’ha detto Marie Kondo”), la voglia di decorare torna a farsi sentire anche coinvolgendo oggetti che non hanno alcuna ragione pratica di essere decorati.



“Ma chi l’ha chiesto?” + “Però adesso voglio assolutamente provarlo”
Cosa possiamo bedazzlare senza perdere completamente la dignità?
Vi ricordo che abbiamo bullizzato le ante dei frigoriferi tempestandole di calamite coi luoghi di tutto il mondo. Forse qualche cristallino colorato non è poi così demoniaco.
Qui lascio una lista di difficoltà crescente, perché dobbiamo essere oneste con noi stesse.
- Livello 1: cover del telefono, custodia degli auricolari, beauty case.
- Livello 2: borraccia, agenda, specchietto, spazzola, portachiavi.
- Livello 3: bicchiere del caffè, vaso, portacandele, barattoli e contenitori che stanno sulla scrivania.
- Livello 4: accessori per capelli, occhiali, scarpe, borse.
- Livello 5: elettrodomestici.
Qui entriamo in una zona delicata. Il frullino per il latte può essere molto kawaii, ma immagino già il momento in cui un cristallo si stacca e finisce dentro il cappuccino. (Galleggia?). - Livello 6: qualunque cosa abbia già una quantità sufficiente di decorazioni.
A quel punto non stiamo più facendo bedazzling.
Stiamo rievocando gli antichi spiriti delle bomboniere.
E allora forse partiranno tutte le sirene della polizia di Marie Kondo.

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2 Commenti
…guarda che galleggiano, galleggiano tutti! (semicit.)
è vero! 😀