Sarà capitato anche a voi di camminare per strada, o scrollare TikTok, e incrociare ragazzi col viso decorato da stelline giallo canarino, cuori rosa o fiori colorati e chiedervi ma che roba è?
Io me lo sono chiesta per la prima volta mentre camminavo tra i banchi vintage e le botteghe di Covent Garden a Londra con mia nipote Gen Z che mi ha prontamente spiegato che quei disegnetti non sono tatuaggi né tantomeno i vecchi trasferelli dell’infanzia (quanto li amavo!) ma cerotti per i brufoli, oggi chiamati pimple patch!
Da lì ne è nata un’interessante conversazione intergenerazionale sulle abitudini beauty, che è poi la vera genesi di questo articolo.



Guerra al brufolo: Boomer e Millennials vs. Generazione Z
Come affrontavamo noi, generazione Paleolitico, la comparsa improvvisa di un brufolo da ciclo o da stress sulla faccia? Ci applicavamo sopra etti di dentifricio al fluoro sperando di seccarlo durante la notte, intrugli al bicarbonato che le nonne spacciavano per miracolosi, le gocce pure di olio tea tree, seppellivamo il bitorzolo sotto chili di correttore color stucco e cipria (uscendone come Soraya e Francesca, tra l’altro) oppure non uscivamo di casa per giorni.
Come affronta la comparsa del brufolo la Gen Z? Lo decora con i pimple patch. Noi li nascondevamo e loro ci applicano sopra una bella freccia colorata che indica al mondo Ehi, guardate un po’, c’è un brufolo qui!. Noi ci vergognavamo, loro (o almeno la maggior parte) lo flexano sui social facendosi vassalli della skin positivity.
Ricordando Soraya e Francesca al falò di Temptation Island. Noi e loro unite dalla stessa padronanza nell’uso del correttore e della cipria. Scopi diversi, stesso risultato demmerda.
Le nipoti marziane e il fenomeno dei cerotti decorativi
Attenzione però, perché non tutti i ragazzi della Gen Z o della Gen Alfa sono uguali. Molto dipende dall’anno di nascita e dalle influenze della micro-generazione precedente o successiva, un po’ come le congiunzioni astrali alla nascita influenzano il tema natale dei segni zodiacali!
Questa considerazione arriva dopo un’attenta disamina del fenomeno social ma soprattutto dopo un vero e proprio terzo grado alle nipoti marziane.


Pare che l’uso dei cerotti per i brufoli dipenda molto dal grado di ossessione social. Le due nipoti marziane intervistate (evidentemente meno inclini ai trend) preferiscono applicare un i cerotti idrocolloidi trasparenti e curativi da coprire eventualmente con un velo di correttore. O, al limite, optano per la reclusione domestica stile anni ’90. Invece tra le loro amiche più modaiole o quelle che vivono inseguendo i trend, il pimple patch sagomato e colorato è diventato l’accessorio irrinunciabile allo scoccare del brufolo.


L’effetto Starface, dai selfie di Hailey Bieber a Hello Kitty
Se le stelline sul viso vengono considerate un cult di costume c’è un motivo, anzi diversi, e tra questi anche i selfie coi patch colorati in bella vista di modelle e star hollywoodiane come Dua Lipa e dei coniugi Bieber.
ll merito è di Starface World, brand fondato nel 2019 dall’ex beauty editor di Elle Julie Schott e da Brian Bordainick, che hanno preso un prodotto da farmacia e l’hanno rieditato in un simbolo riconoscibile ovunque e persino da collezione con le limited edition in collaborazione con personaggi iconici come Hello Kitty, SpongeBob e i Peanuts.


Scienza e skin-care: ma i cerotti per i brufoli funzionano davvero?
Avete presente il trend è bono o è solo vestito bene? Ecco, adattiamo la domanda al contesto: i cerotti per i brufoli funzionano davvero o sono solo un trend estetico? Dipende, funzionano sì, ma non su tutto e non come la bacchetta magica che passi e il brufolo quello puf! sparisce alla velocità della luce.

Momento divulgazione: i pimple patch sono fatti in idrocolloide, una matrice polimerica utilizzata da sempre in ambito ospedaliero per la medicazione di ferite e ustioni. Il principio è affascinante nella sua semplicità, cioè quando l’idrocolloide entra a contatto con i liquidi e l’esudato dell’infiammazione, si trasforma in un gel attivo che assorbe le secrezioni, mantiene il giusto grado di umidità e crea una vera e propria barriera protettiva contro i batteri esterni. In più, aiuta ad evitare il gesto istintivo e diabolico di schiacciarsi la faccia con le dita sporche.
Lo stesso identico materiale è la base dei cerotti per l’herpes labiale o per le vesciche ai piedi, quelli che salvano la vita dopo una giornata sui tacchi. Vi prego però: non fatevi venire in mente di ritagliare un Compeed per i piedi e incollarvelo sulla fronte solo perché costa meno! Pur condividendo la matrice idrocolloide, i cerotti per i piedi usano collanti decisamente più aggressivi e spessori pensati per la pelle spessa del tallone, che rischierebbero di ustionare o irritare la cute delicata del viso.


Tornando alla fatidica domanda sul se funzionino davvero, posto che bisogna sempre leggere le istruzioni sulla confezione, le nipoti marziane confermano che i patch sono prodigiosi sui brufoli superficiali e su quelli con la punta bianca, perché asciugano il pus e le impurità e calmano il rossore dall’interno. Non funzionano su punti neri o sull’acne cistica, per la quale bisogna seguire le indicazioni del dermatologo e non quelle di TikTok, aggiungo io.

Se avete un brufoletto e volete testare l’efficacia, ecco qui 6 cerotti per i brufoli selezionati dalla redazione marziana!

Stelline Starface, nella confezione compatta da tenere sempre nella borsa





Hero-Mighty Patch trasparenti per chi ama la discrezione, questi li ho visti spesso anche ai Magazzini Maury’s

Nessuno può mettere il brufolo in un angolo! ormai… ma non lo so se sarò pronta a decorare il prossimo brufolo da frittura di calamari, voi invece che farete?
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