Non so se tutto sia avvenuto in un momento preciso, come la transumanza delle mucche all’alpeggio, o se invece sia stato un processo graduale di colonizzazione alla maniera dell’Impero Romano, ma è un dato di fatto che il beauty è uscito dall’armadietto del bagno per conquistare borse, comodini, cassetti della scrivania, scomparti dell’auto, valigie e chissà quanti altri luoghi che al momento mi sfuggono.
Creme e make-up sono la base, ma negli ultimi anni abbiamo iniziato a comprare e usare con grande naturalezza prodotti che fino a poco tempo fa avremmo cercato in posti diversi e che oggi finiscono tutti nello stesso calderone della nostra routine.
Penso alle maschere in tessuto, ai lip oil che sembrano lucidalabbra ma nel frattempo fanno anche skincare, ai prodotti coreani con nomi evidentemente scelti premendo il tasto “suggerisci password efficace”, alle creme per il corpo con benefici differenziati come quelle per il viso e a tutti quei piccoli prodotti che finiscono nel beauty case perché potrebbero sempre servire.
È cambiato anche il modo in cui li compriamo e la cosa interessante è che molti di questi prodotti sono entrati nelle nostre abitudini quasi senza che ce ne accorgessimo. Fino a poco tempo fa li cercavamo soprattutto nelle profumerie molto fornite tipo Sephora; oggi li possiamo trovare anche nelle parafarmacie sotto casa, oppure sul web come la farmacia online Dr.Max, insieme a tante altre cose che ormai consideriamo parte della nostra quotidianità.
Le maschere viso che sembrano bustine di semi
Che la questione packaging (a prescindere dalla categoria merceologica) sia un dibattito sempre aperto sul potere del marketing è un altro aspetto curioso.
Avete fatto caso che le maschere viso in bustina, da confezioni abbastanza anonime popolate solo di scritte funzionali, sono poi diventate coloratissime, piene di animali dalla faccia kawaii o di foto di cetrioli, pomodori, angurie e tutti i vegetali che le nostre nonne scambierebbero tranquillamente per le bustine di sementi da piantare a primavera?
E invece dentro c’è una maschera in tessuto da mettere sul viso per una quindicina di minuti, mentre noi gravitiamo per casa facendo altro o, come giustamente dovremmo fare, ci sediamo per un quarto d’ora di relax, coscienti che sia una delle poche cose che possiamo fare davanti alla televisione senza sentirci completamente improduttive.
Ma voi avete mai capito fino in fondo che differenza c’è tra una maschera idratante, una nutriente e una rimpolpante, o dopo un po’ di parole come glow e radiance scegliamo quella con il disegnino più simpatico e amen?

Il lip oil e la grande confusione tra trucco e skincare
Poi ci sono i lip oil, che secondo me rappresentano perfettamente la nostra nuova tendenza a non voler più scegliere.
L’assortimento standard di una volta poteva essere rossetto, lucidalabbra e burrocacao. Oggi abbiamo balsami colorati, lip oil, trattamenti notte, maschere per le labbra, scrub delicati, gloss, prodotti rimpolpanti e ibridi tuttofare che promettono come minimo colore, idratazione e brillantezza.
La nebbia mentale è calata nel momento in cui ci siamo domandate se stavamo scegliendo un prodotto per truccarci o per prenderci cura delle labbra, e la risposta, ormai, sembra essere entrambe le cose. Iper performanti pure loro insieme a noi.
A proposito di gloss e labbra lucide, qui su Vita su Marte avevamo già intercettato la faccenda qualche tempo fa, quando i lucidalabbra sono tornati alla riscossa e sembrava di essere ripiombate direttamente negli anni Novanta ma epurate, alleluja, da quell’effetto appiccicoso che solo il mondo dei gloss in omaggio col Cioè sa.

La skincare coreana ci ha insegnato che non avevamo ancora abbastanza prodotti
Ecco, qui secondo me la K-beauty sta al nostro vocabolario beauty come i superfood stanno al nostro lessico alimentare e avvertiamo che saremo sempre iscritte all’università della vita che ci fa studiare per forza. Più o meno fuori corso perché, strano ma vero, la skincare coreana ha conquistato una fetta di mercato enorme in Italia e c’è ancora qualcuna che non ha mai testato essence, pad, sleeping mask, creme dalla consistenza gelatinosa, detergenti, toner, sieri e annesse routine multi passaggio.
Io stessa sono finita dentro questo meccanismo con Medicube in modo abbastanza casuale, grazie a un campioncino trovato dopo un acquisto di prodotti beauty coreani. Pensavo fosse una maschera viso, invece erano due pad e da lì è partita una piccola storia d’amore che mi ha portata a comprare altri prodotti del marchio. Per non parlare di Beauty of Joseon che è sempre in cima ai brand di skincare coreana più apprezzati.
Penso che, prima di tutto questo, se mi avessero chiesto cos’è un pad avrei pensato a qualcosa che si mette sotto una gamba del tavolo quando balla.

Anche il corpo adesso vuole la sua skincare
Cosa che devo dire alle mie nipotine prima che crescano: idratate tutto, non solo il viso, ma anche il collo, le braccia, le gambe, le ginocchia, i talloni, incrematevi meglio di un bignè. Un giorno tutto questo sarà servito.
Perché, mentre alla faccia siamo sempre state abituate a riservare tutte le attenzioni possibili, spesso il corpo riceveva una crema quando ce ne ricordavamo, e adesso anche lui ha presentato le sue richieste. La body skincare è diventata molto più articolata e il linguaggio della skincare viso è passato a interessare tutto quello che sta dalle spalle in giù, con creme con attivi, oli, esfolianti, sieri corpo e tanti altri prodotti che testiamo per capire quale sia quello che ci serve davvero. È il fenomeno della skinification, cioè l’idea di applicare al corpo la stessa attenzione che abbiamo imparato a riservare al viso.
Non oso pensare se i talloni avessero la possibilità di mandarci notifiche di alert, cosa succederebbe in inverno quando rischiamo di trascurarli in modo imbarazzante.

C’è il beauty case che prepariamo quando siamo già in ritardo
Poi ci sono quei prodotti che entrano nella nostra vita perché domani partiamo, ovvero i travel size dal formato ridotto obbligatorio, sia per esigenze di spazio che di regole del bagaglio a mano.
Qui le farmacie online sono il mio appuntamento ricorrente perché è l’occasione in cui faccio il check-in di quello che mi manca tra liquido per le lenti a contatto, igienizzante mani, cerottini Compeed, mini detergenti viso per struccarsi, flaconi da riempire coi prodotti beauty necessari nonché le bustine antireflusso o le pasticche digestive che potrebbero rivelarsi la salvezza dopo le doverose mangiate che, per rispetto delle tradizioni locali, non posso assolutamente evitare.
Sarà che quella manona sulla pancia del Digestivo Antonetto continua ad essere psicologicamente rassicurante e necessaria. Bravi, fanno bene a non cambiare l’illustrazione del 1960, che infatti è un capolavoro di Armando Testa.

Il prodotto che compriamo da sempre
In mezzo a tutti questi prodotti nuovi e alle maschere che sembrano bustine per l’orto, resiste con fierezza la categoria del prodotto che compriamo da sempre, quello che si mantiene duro e puro nonostante tutto.
Per molte di noi potrebbe essere una cosa come la crema Nivea nella classica latta blu, ma in realtà ognuna ha il proprio. Quello che compriamo per affetto, per abitudine o anche solo perché lo comprava nostra madre e noi abbiamo continuato senza farci domande. È rassicurante avere in bagno almeno un prodotto che non ha bisogno di essere spiegato, soprattutto adesso che la nostra cultura in materia beauty ha raggiunto livelli tali per cui sappiamo distinguere una crema da un siero e una sleeping mask da una normale maschera viso.
Chissà se i farmacisti del 1960, che tenevano fieramente esposti i loro barattoli ambrati e le ceramiche dipinte di blu – che meraviglie – avrebbero mai sospettato che un giorno i loro discendenti avrebbero venduto online anche dei cerotti gold da mettere sotto gli occhi.

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